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SANITÀ in MONTAGNA: progressivo impoverimento dei servizi offerti ai cittadini

Bologna – 11 luglio 2022 – Il capogruppo di RETE CIVICA – Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ha presentato alla Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta Regionale un’interrogazione che ripropone all’attenzione la situazione della Sanità nelle zone montane, sempre più deficitaria nonostante le continue rassicurazioni date in risposta ai numerosi atti ispettivi. 

La Regione Emilia-Romagna ha più volte ribadito che è impegnata nel garantire la massima qualità nelle cure anche nei territori montani. I cittadini di Vergato però, così come quelli di Loiano e degli altri comuni limitrofi di montagna, nutrono un forte timore che un progressivo impoverimento dei servizi sanitari porti a sempre meno accessi dei cittadini, costretti così a recarsi a Bologna o negli ospedali della pianura, e che questo diventi poi giustificazione per legittimare una chiusura totale di tali presidi. Durante tutto il periodo dell’emergenza pandemica (SARS COV-2), l’intero Ospedale di Vergato, per esempio, è stato adibito a Reparto di Degenza Malattie Infettive.

Dal 1 giugno 2022 la ripresa dell’attività ordinaria del reparto di Medicina interna è risultata però difficoltosa sia per la mancata attivazione di servizi, sia perché vengono ancora gestiti pazienti Covid positivi nelle cosiddette “bolle”.

I pazienti qui ricoverati, inoltre, non possono usufruire in loco delle consulenze specialistiche dei Medici presenti nella Casa della Salute (struttura presente nello stesso edificio ospedaliero) e le apparecchiature diagnostiche, in gran parte donate dalla ONLUS di Vergato, non vengono utilizzate a pieno regime per mancanza di risorse umane e inadeguatezza degli impianti tecnici della struttura ospedaliera. Così per eseguire visite specialistiche o Tac o colonscopie i pazienti della Medicina Interna di Vergato vengono trasportati o agli ospedali cittadini o all’ospedale di Porretta Terme, creando loro un forte disagio, l’allungamento dei tempi di degenza e un aumento dei costi sanitari per i trasporti. In seguito alla pandemia le liste di attesa per le visite specialistiche sono ancora molto lunghe e i cittadini che vivono nel territorio montano, molti dei quali anziani, devono rivolgersi a strutture private o private accreditate molto distanti dalla loro residenza.

Mastacchi Marco - Rioveggio

È d’obbligo segnalare che le condizioni lavorative disagiate nelle strutture ospedaliere di montagna scoraggiano l’arrivo dei professionisti per sostituire la carenza di organico legata al turn-over, mentre il mantenimento e l’implementazione dei servizi pubblici, una rete ospedaliera dell’emergenza efficiente e operativa con Pronto Soccorso aperto H24 e debitamente strutturato anche nelle zone periferiche montane, è fondamentale per attrarre sia investimenti che nuovi residenti e combattere lo spopolamento di queste aree, di cui si fa un gran parlare ma che poi nei fatti si traduce in azioni opposte. Mastacchi chiede alla Giunta se gli impegni presi a inizio mandato – rafforzare i presidi sociosanitari delle aree montane, tramite anche l’ammodernamento degli ospedali e delle tecnologie e un potenziamento della medicina territoriale – vengono confermati nonostante il costante indebolimento dei servizi nelle zone del nostro Appennino bolognese segnalato dagli stessi residenti. Chiede inoltre se e in che modo intende superare le difficoltà sopraelencate, considerato che l’ospedale di Vergato, come quello di Loiano, hanno da sempre offerto un servizio indispensabile, efficiente, efficace e affidabile per la comunità e i sindaci all’unisono hanno chiesto un potenziamento rispetto al piano di riordino del 2017.

Chiede infine se intenda rivedere la rimodulazione estiva dei servizi dei presidi sanitari montani dal momento che le emergenze che si intrecciano in questo momento sono diverse: il covid e il gran caldo, che colpiscono un elevato numero di persone anziane, con conseguente aumento della pressione sul personale sanitario in servizio nei presidi, considerato anche che durante l’estate in montagna, date le temperature più fresche, si trasferiscono molte persone e questo normalmente si traduce in un aumento degli accessi presso i presidi ospedalieri.