Manifesto - Chi Siamo

Prima i Cittadini

LA GRAVITÀ DELLA CRISI

La crisi della società e della politica italiana era già evidente da molto tempo. La drammatica esplosione di una pericolosa pandemia ha finito per aggravarla enormemente. Dopo una stagnazione del Pil che ormai dura da oltre dieci anni, con conseguente crescita del precariato e calo dell’occupazione, ora si prevede per il 2021 un crollo attorno al 12%, con tutto ciò che ne consegue in termini di disoccupazione, di nuove povertà, di crescenti disuguaglianze. Altri sintomi di una preoccupante malattia sociale e politica sono:

  • la caduta del tasso di natalità, l’invecchiamento crescente della popolazione e la fuga all’estero di tante forze giovanili;
  • il degrado ambientale e l’accrescersi degli squilibri territoriali insieme al diffondersi della corruzione e della malavita su tutto il territorio nazionale;
  • il collasso operativo delle funzioni pubbliche fondamentali (giustizia, pubblica amministrazione, disordine legislativo e abuso della decretazione d’urgenza…);
  • il diffondersi di un clima di insicurezza e di paura, che non è solo un fatto di percezione ma un dato sostanziale.

Tutto questo e altri sintomi stanno minando alla base l’elemento essenziale senza il quale nessuna società può fiorire: la fiducia. Fiducia dei cittadini prima di tutto in se stessi, ma anche nella propria identità collettiva e nazionale e nella credibilità della propria classe dirigente.

Che una situazione così critica possa mettere a rischio la validità stessa della democrazia e delle sue istituzioni non è solo un timore.

DALLA PARTE DEI CITTADINI

Non vogliamo scaricare le colpe sui vari leader politici o sulle loro discutibili ideologie e proposte.

La responsabilità è dell’intera classe politica quando non riesce a governare in modo efficace, quando mostra arroganza e attaccamento smisurato al potere e al sottogoverno, quando propone leggi elettorali funzionali solo al proprio vantaggio di parte.

Stare dalla parte dei cittadini è la condizione preliminare di ogni volontà politica innovativa. Oggi tutti sono pronti a sottoscrivere una tale dichiarazione ma molti lo fanno in modo puramente declamatorio, sostituendo all’antica retorica le più sofisticate forme delle moderne tecnologie per la comunicazione. Si parla di cittadini e più spesso di popolo ma in realtà si preferiscono i sudditi.

Anche coloro che hanno avuto grandi consensi elettorali sulla base di una radicale criminalizzazione della vita politica e dei suoi protagonisti – una scorciatoia giustizialista che ha trasformato un problema politico di sistema in uno di carattere morale personale – hanno mostrato quanto danno possa derivare alla società dal trionfo dell’incompetenza e del fanatismo.

I CITTADINI

I cittadini sono prima di tutto soggetti individuali, titolari di diritti e di doveri. I diritti soggettivi con i doveri connessi vanno presi sul serio. Come tali i cittadini devono essere tutelati e devono possedere reali chances di partecipazione alle scelte di interesse pubblico.

L’intervento dei pubblici poteri deve essere sussidiario e cioè di rinforzo verso le capacità dei cittadini singoli e associati. Sussidiario non vuol dire prevaricatore ma neppure assente.

Crediamo nel volontariato, nel libero associazionismo, nello spirito autenticamente mutualistico e cooperativo. La rete delle relazioni sociali possiede una straordinaria ricchezza solo se è fondata sulle libere volontà dei cittadini e non su spiriti corporativi e organicistici.

CHI SIAMO

Nelle ultime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna siamo riusciti a costruire una rete di collegamento tra tante liste civiche locali che da tempo erano presenti e attive a livello dei singoli Comuni. Abbiamo contribuito alla elaborazione di idee programmatiche coraggiose e innovative. Oggi abbiamo un Consigliere Regionale, Sindaci, Assessori e Consiglieri Comunali che ci rappresentano. Siamo una associazione ben radicata nelle realtà del nostro territorio regionale e con una seria volontà di consolidare e allargare il raggio della nostra azione politica.

Il nostro progetto e la proposta qui delineata intendono porsi come base per un confronto più largo con tutti quei soggetti che ne condividano lo spirito e l’idea, anche al di fuori del territorio emiliano romagnolo, per arricchire ed estendere quello spirito civico che a noi sembra irrinunciabile per rafforzare e garantire il futuro democratico del nostro paese.

LA NOSTRA PROPOSTA

Non abbiamo la presunzione di possedere ricette magiche e non siamo giustizialisti né fanatici. Non siamo schierati per fede aprioristica a favore di un partito o di uno schieramento politico e non crediamo che dichiarazioni di mera fedeltà ideologica o personale possano sopperire alle capacità operative che un buon governo deve dimostrare con i fatti di possedere e sviluppare.

Una forza che ha dimostrato in questi anni di essere espressione di una reale volontà e di grande capacità innovativa è nata dalle esperienze di liste civiche a livello comunale. Nate come casi isolati, in poco tempo sono diventate un fenomeno diffuso e sono comparse nella quasi totalità dei comuni del nostro territorio; in alcuni casi hanno vinto i comuni in altri hanno conquistate presenze significative nei consigli comunali.

È vero che non tutte le esperienze che stanno sotto l’etichetta “lista civica” esprimono nel modo più significativo e netto questa tendenza innovativa. In alcuni casi hanno dimostrato di essere espressione di esigenze meramente localistiche e campanilistiche; altre volte sono state il risultato di un attivismo politico mascherato, alimentato soprattutto da personaggi politici entrati in rotta di collisione con i partiti di provenienza. Ma la portata del fenomeno consente di considerare questi casi mere eccezioni.

È difficilmente contestabile il fatto che ci sia una diffusione capillare su tutto il territorio di uno spirito civico significativo e maturo. Il valore politico di una tale esperienza va esaminato in tutte le sue potenzialità. Sembrano accorgersene anche i partiti ma essi non riescono ad uscire da una visione strumentale finalizzata al proprio vantaggio.

LA RETE

Il nostro progetto ha un obiettivo ambizioso: quello di mettere in rete questa enorme forza umana e politica, creare legami, portare esperienze a confronto, fare massa critica attorno alle emergenze della vita sociale, riflettere e confrontarsi sui modi e sulle forme dell’amministrare e del governare.

A volte si parla di “riserva della Repubblica” per indicare qualche personalità di spicco che potrebbe essere tolta dal suo relativo isolamento per essere collocata nell’esercizio di una funzione pubblica rilevante. Ebbene, la nostra rete vuole mettere in campo l’enorme forza di riserva, costituita da cittadini che abbiano maturato sul campo stima, competenza e fiducia, da contrapporre a coloro che nei partiti si considerano titolari della politica ma si rivelano incapaci o insufficienti nello svolgimento dei compiti affidati.

Una forte iniezione di tali ingredienti virtuosi è l’alimento indispensabile per rivitalizzare la partecipazione convinta dei cittadini alla risoluzione dei problemi propri di una comunità locale. Ma sicuramente è anche la leva da cui partire per costruire in tutta la vita pubblica una vera capacità democratica che si radichi e duri nel tempo senza creare fratture tra le diverse generazioni.

CIVICITÀ

Noi puntiamo tutto su un’idea e su tante esperienze. L’idea si chiama “Civicità” e le esperienze si esprimono nel “governo degli enti locali”.

Il carattere propositivo e le potenzialità costruttive di queste esperienze non vanno sottovalutate. Vogliamo anzi valorizzarle e non sminuirle a sola espressione locale. Emerge in queste esperienze uno spirito di etica pubblica che altrove sembra scomparso. Nelle liste civiche c’è lo spirito del “rimboccarsi le maniche”, dell’attivarsi per far fronte ai bisogni nella loro immediatezza.

Siamo consapevoli che la nostra proposta non è alternativa né antagonista rispetto al sistema delle forze politiche esistenti oggi in Italia. Il nostro intento è quello di contribuire allo sforzo di quanti sinceramente sperano di riportare l’Italia su una retta via, immettendo nel sistema una nuova linfa di fiducia e di credibilità politica.

GOVERNO DEGLI ENTI LOCALI

Non c’è dubbio che esperienze civiche significative siano emerse, soprattutto negli ultimi anni, nelle esperienze locali di governo dei comuni, delle province e degli enti territoriali. Si è formata nel tempo una classe estesa di sindaci e di amministratori locali che hanno dimostrato di essere capaci più di altri di stare dalla parte dei cittadini e dei loro bisogni, di saperli assistere e rappresentare. I consigli comunali o i sindaci sospesi o indagati si contano sulla punta delle dita.

La legge elettorale introdotta nei primi anni Novanta ha dimostrato di essere uno strumento utilissimo alla formazione di un rapporto corretto ed efficace tra cittadini e amministrazioni locali. In queste multiformi esperienze ci sono veri e propri “giacimenti” di fiducia che non possono essere mortificati né sottovalutati.

La forma più evidente di queste esperienze civiche si è mostrata prevalentemente in contrapposizione all’automatismo delle procedure partitocratiche nelle individuazioni dei candidati agli organi del governo locale. Ma ha anche consentito ai partiti, laddove la concorrenza civica è stata consistente, di mettere in atto un rinnovamento competitivo dei loro uomini e delle loro idee per il buon governo locale.

Insomma, tutto questo ha fatto sì che oggi in Italia ci sia una vera classe politica che esprime ad un buon livello lo spirito migliore della CIVICITÀ.

Oggi in Italia i cittadini che hanno fatto o stanno facendo esperienze significative di governo locale sono un numero vastissimo. Con una stima approssimativa non molto lontana dal vero possiamo ipotizzare siano circa un milione.

PRINCIPALI IMPEGNI PROGRAMMATICI

Puntando a una vera riscossa dello spirito pubblico gli aderenti a questa rete si propongono di contribuire in breve tempo alla costruzione di specifici programmi condivisi. Indichiamo solo qualche linea prioritaria di una politica che va elaborata anzitutto e più precisamente a livello locale per poi essere finalizzata a livello nazionale:

  • Revisione del sistema Regionale, in cui trovi ampio spazio un federalismo che metta al primo piano i poteri e le risorse a livello comunale e territoriale.

    Le Regioni dovranno mettere al centro una vigorosa politica di sostegno ai Comuni, contrastando la tendenza in atto alla diminuzione delle risorse ad essi destinate e allo svuotamento dei loro poteri reali. Servono mezzi economici più consistenti finalizzati alla soluzione di problemi urgenti e prioritari, occorre maggiore personale qualificato, norme finanziarie meno vessatorie, dotazione di infrastrutture materiali e virtuali a partire dall’accesso rapido e sicuro alle reti di collegamento.

     

  • È necessaria una politica specifica a favore dei giovani, perché è difficile negare che questa non sia una priorità a livello nazionale. Non si può rispondere solo con provvedimenti assistenziali. Occorrono strumenti operativi capaci effettivamente di mettere in relazione la domanda con l’offerta di lavoro, occorre rivedere l’organizzazione della formazione professionale in modo da renderla più flessibile in rapporto alle moderne tecnologie, occorrono accordi quadro e incentivi con aziende, Università e Istituti di ricerca per favorire l’inserimento di giovani ricercatori e di esperti nell’uso delle moderne tecnologie.

     

  • La famiglia deve diventare un punto di riferimento per far ripartire l’economia, creare ricchezza e lavoro. Deve essere una grande rivoluzione culturale, economica e antropologica. Non si può pensare a uno sviluppo senza fornire elementi di sostegno alle famiglie e ai loro componenti. Questi si ottengono non con elargizioni estemporanee ma con politiche di lungo periodo.

     

  • Proporre un piano nazionale di incentivazione economica e fiscale e di semplificazione burocratica per la nascita di nuove imprese soprattutto giovanili.

     

  • La cosiddetta pianificazione territoriale non ha difeso il territorio e l’ambiente come proclamato sulla carta. Costosi studi di carattere tecnico specialistico rimangono spesso lettera morta. I piani, con la loro pretesa di individuare le migliori destinazioni d’uso del territorio, si rivelano solo idonei a creare ostacoli da superare con varianti burocraticamente lunghissime quando si creano le condizioni per realizzare anche le migliori scelte di utilità pubblica.

    Bisogna seguire una direzione opposta. Una volta definite le grandi scelte infrastrutturali di carattere nazionale, ogni comune deve scrivere una mappa dei bisogni primari del suo territorio. L’associazionismo tra comuni su scala più ampia mediante conferenza di sindaci deve trovare la coerenza e la compatibilità tra le proposte e armonizzarle tra di loro. Alla esperienza diffusa e costosa di una pianificazione astratta calata dall’alto va contrapposta una mappa dei bisogni primari: le reti stradali e le loro manutenzioni, la messa a norma antisismica di strutture pubbliche, la equa distribuzione sui territori dei mezzi di trasporto e di servizi scolatici e sanitari.

     

  • Revisione profonda del sistema di tassazione e ripartizione a livello Regionale e Comunale, che miri sia alla semplificazione fiscale che alla concessione di incentivi alle imprese e al tessuto produttivo e del lavoro, combattendo non solo a parole l’evasione fiscale.
  • Proporre una legge di regolamentazione della vita e del ruolo dei partiti politici, che renda effettivo il dettato costituzionale sulla loro natura democratica, sulla trasparenza delle forme di finanziamento e di gestione della spesa, sul loro ruolo nelle nomine negli enti pubblici, etc.

     

  • Se ha ancora un senso parlare di federalismo, ebbene ripartiamo dall’insegnamento di un grande patriota e intellettuale, Carlo Cattaneo, che già nell’epoca del Risorgimento italiano, vedeva proprio nei Comuni il perno di una costruzione veramente repubblicana democratica dello Stato.
  • Una nuova politica territoriale e ambientale.
    Bisogna costituire in materia ambientale una Authority che per competenza e indipendenza fornisca a tutti ampie garanzie di imparzialità e di rigore scientifico.

UN PUNTO CHIAVE

Un punto chiave per l’attivazione del nostro progetto, capace di concentrare al meglio le risorse umane e organizzative e di orientarle in questa direzione di rinnovamento democratico in cui crediamo fortemente, è quello di elaborare e sostenere una proposta di legge che preveda come condizione di eleggibilità alle cariche parlamentari e governative sia regionali che nazionali l’avere svolto almeno per un mandato una esperienza diretta di partecipazione alle cariche di sindaco, consigliere o assessore nella amministrazione di un Comune o di una Provincia.

Ciò costituirebbe una vera iniezione di fiducia in un autentico rinnovamento della classe dirigente in base alle capacità dimostrate sul campo.

APPELLO

Rivolgiamo un appello a tutti i cittadini, alle associazioni e agli amministratori locali affinché facciano sentire sempre la loro voce e la loro presenza sulla scena pubblica locale. Auspichiamo che si trovino forme di confronto tra le varie esperienze, di collaborazione operativa dovunque appaia opportuno e necessario. Senza questa iniezione di fiducia e di operatività che viene dal basso difficilmente la politica ritroverà la sua originaria e nobile funzione.

Chi ritiene utile la nostra proposta sarà ben accetto nel nostro dialogo e nella costruzione e gestione di obiettivi da condividere assieme.

i firmatari
Alecs Bianchi, Paolo Bigliardi, Marco Mastacchi, Loris Mazzotti, Carlo Monaco, Domenica Spinelli