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AUSL ROMAGNA – il diritto alla mensa NON È PER TUTTI – Disparità da risolvere

Bologna – 12 Maggio 2021 – Il Consigliere di Rete Civica Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ha sollevato, con una interrogazione all’Assemblea Legislativa e alla presidente Emma Petitti, il caso di disparità di trattamento subito dal personale AUSL della Romagna in particolare per quanto riguarda il diritto alla mensa o in alternativa all’erogazione di buoni pasto. 

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Sanità prevede che «il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa qualora l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore, ai fini del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto.» 

Ma il regolamento aziendale per accesso al Servizio Mensa e al Servizio Sostitutivo di Mensa dell’Azienda Unità Sanitaria Locale della Romagna recita:  «L’accesso alla mensa è pertanto permesso quando l’articolazione dell’orario di lavoro giornaliero, rigida o flessibile, si sviluppa dal mattino al pomeriggio, sia per orario ordinario che per straordinario preventivamente autorizzato.» 

Il diritto alla mensa o al servizio sostitutivo viene dunque riconosciuto solo a quei lavoratori che hanno la fortuna di avere il turno «nell’ambito dell’orario di apertura delle mense». Sempre all’interno di questa casistica, è concesso, ai turnisti che hanno un’articolazione dell’orario rigida o soggetta a piani di guardia e al personale operante su un turno, accedere alla mensa a inizio o fine turno.  

E chi fa il turno di notte che prevede non meno di 7 ore?
E chi lavora con tempi che «per esigenze tecniche del processo lavorativo» non possono coincidere con il servizio di mensa? 

L’orario per la consumazione del pasto, secondo il regolamento dell’AUSL della Romagna, è previsto dalle 12 alle 15.30, a discapito però di Unità Operative (es. Ambulatori di Cardiologia Ravenna, Servizio di Terapia Antalgica Ravenna) il cui personale entra in turno alle 12 e non può quindi usufruire del servizio; o ancora, a discapito di chi fa i turni notturni.  

All’interno della nostra Regione esistono per contro Aziende Sanitarie nelle quali tale diritto è riconosciuto (Modena e Ferrara), e si configura evidentemente una ingiustificata disparità di trattamento del personale sanitario a seconda dell’Ausl di competenza.  

Una disparità che pesa ancora di più e appare ancora più ingiusta in un momento come quello di oggi, nel quale la pandemia Covid19 ha richiesto e richiede grandi sforzi e grande generosità al personale sanitario.  

Da tempo il Sindacato Infermieristico Nursind della Romagna si batte sul territorio per vedere riconosciuti diritti che altrove sono scontati. 

Anche La Pigna di Ravenna si è mossa con un’interrogazione al Sindaco.  

Una sentenza della Cassazione di Roma depositata il 1° marzo 2021 ha condannato un’Azienda Ospedaliera che similmente a quella della Romagna, non aveva ritenuto di riconoscere questi diritti. 

Marco Mastacchi

Sollevando questo caso Mastacchi interroga la Giunta sull’opportunità di intervenire affinché tutte le aziende sanitarie della Regione applichino, in maniera omogenea, il diritto alla pausa e al servizio mensa, qualora la prestazione di lavoro giornaliera ecceda le sei ore (quindi anche dopo il turno notturno) e considerando comunque tutte le diverse articolazioni dei turni presenti all’interno delle Unità Operative riconoscendo al personale quantomeno il diritto al buono pasto.  

Nel rispondere, l’Assessore Donini, pur ribadendo l’autonomia delle Aziende sanitarie nell’istituire mense di servizio o garantire l’esercizio del diritto di mensa con modalità sostitutive in relazione al proprio assetto organizzativo e compatibilmente con le risorse disponibili, ha comunicato che:  «In sede di definizione dell’atto di indirizzo per la contrattazione collettiva relativa al triennio 2019-2021 questa amministrazione formulerà iniziative di proposta finalizzate alla revisione della disciplina sulla mensa, anche al fine di garantire, pur nel rispetto degli spazi di autonomia propri delle scelte organizzative aziendali, un maggiore livello di omogeneità delle tutele da riconoscere al personale, con particolare riferimento al personale turnista.»