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Una riflessione sulla COSAP

Bologna, 9 Aprile 2021 

Impietosamente sono arrivate dalla Città Metropolitana, in questo ultimo periodo, richieste di pagamento che riguardano a vario titolo l’occupazione di suolo pubblico.  

Sono arrivate a molti cittadini da una Città Metropolitana che non si è mostrata clemente, laddove persino lo Stato ha pensato a venire incontro ai cittadini rottamando le cartelle esattoriali sotto i 5000 euro.  

Sono arrivate a molti cittadini già provati economicamente da questa lunga emergenza che non promette una fine vicina e sono arrivate somme importanti non solo riferite al recente passato ma addirittura ad annualità pregresse e finanche maggiorate da sanzioni.   

Sono arrivate a sconvolgere l’economia traballante di famiglie in zone già disagiate, come quelle della montagna, a chiedere tasse per l’occupazione di suolo pubblico che sono accessi pedonali o funzionali alle attività produttive e indispensabili per poter compiere il lavoro, quando lo stesso non sia stato ridotto o fermato totalmente dall’emergenza pandemica. E non solo si richiedono i canoni correnti ma anche gli arretrati e tutti in una volta.   

L’efficienza del servizio non è commisurata alla inflessibilità e al rigore con i quali vengono richieste le tasse. I cittadini titolari di queste richieste di pagamento non sono stati passivi. Negli anni scorsi, consapevoli di essere titolari di accessi di vario tipo, hanno sempre cercato di informarsi per sapere quanto e come dovevano pagare. Ma nessuno è stato in grado di rispondere loro. E nessuno li ha avvisati che la botta sarebbe arrivata tutta in una volta e nemmeno delle dimensioni economiche delle richieste.   

Sul sito della Città Metropolitana viene indicato un apposito sportello telefonico, che spesso risulta impossibile da contattare. Viene richiesta una interazione quasi totalmente digitale con i servizi, quando è notorio che, per esempio, la connettività delle aree montane è inaffidabile quando non inesistente (e questa pandemia lo ha maggiormente evidenziato). E se qualcuno volesse comunque approfondire sul sito e provare a informarsi meglio, il regolamento, che risulta ¨ultra-vigente ai sensi della Delibera n. 25 del 30/04/2019¨ e intestato alla Città Metropolitana, confonde il lettore in quanto continua a fare riferimento alla Provincia e alla sua organizzazione, quando la Provincia non esiste più.  

E a proposito di scomparse e ritorni c’è da registrare recentemente il passaggio, in realtà un ritorno, di molte strade statali, regionali e provinciali sotto la giurisdizione di ANAS.  Erano state declassate a partire dal 2001 nell’ambito del decentramento amministrativo e gestite fino a oggi da 16 diversi Enti. L’operazione è stata denominata ¨Rientro strade¨.

Viene naturale chiedersi se anche la Città Metropolitana non abbia, per l’occasione, concertato un PRP (Piano di Rientro… Pecuniario).