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Il Piano Territoriale Metropolitano: un cortocircuito istituzionale che danneggia i borghi e i casali del nostro territorio

Il Piano Territoriale Metropolitano: un cortocircuito istituzionale che non favorisce i borghi e i casali del nostro territorio

Credo che per il nostro Appennino sia un problema grosso, si tratta del nuovo piano territoriale metropolitano (PTM) che è l’equivalente del piano regolatore comunale ma di valenza metropolitana, cioè quello al quale i comuni debbono attenersi quando fanno le regole comunali.

In questo nuovo piano che è stato adottato e deve ancora essere approvato, ci sono alcune norme che toccano pesantemente il territorio del nostro Appennino, le divido in tre punti:

  1. Norme che vietano il cambio di uso dei vecchi fienili e stalle, quindi dei fabbricati ex rurali: vietano cioè che possano essere trasformati in abitazione o per altri usi (cantine garage ecc.), cosa che in passato è sempre stata realizzata con risultati anche molto belli dal punto di vista architettonico. Sul nostro Appennino e nelle campagne ci sono dei recuperi meravigliosi.
  2. Norme che vietano gli ampliamenti dei fabbricati fuori dai centri abitati, quindi una persona che abita fuori dal centro abitato che deve fare un piccolo ampliamento come costruire una camera o un bagno, non potrà più farlo.
  3. Norme che non consentono il recupero dei fabbricati collabenti”: faccio un esempio tipico dei nostri borghi nei quali, ad esempio, vediamo tre case ristrutturate benissimo e due che stanno crollando; per quest’ultime anche se ci fosse qualche volenteroso cittadino che avesse intenzione di acquistarle per recuperarle, non potrà farlo perché con il testo attuale non possono essere toccate.

Penso che questo sia un errore strategico e di prospettiva e va proprio in contrasto con le principali norme che invece la Regione Emilia-Romagna ha scritto come la legge regionale 24 del 2017, la cosiddetta legge del “CONSUMO SUOLO A SALDO ZERO”.

Da una parte la Regione legifera per recuperare l’esistente per non consumare territorio e dall’altra la Città metropolitana vieta di recuperare l’esistente: una contraddizione palese.

Un’altra contraddizione riguarda il rapporto con le strategie statali. Il ministro Franceschini, il 20 di marzo, nel suo intervento al convegno nazionale dei delegati FAI, ha parlato del valore del recupero dei borghi e dei casali, che sono la nostra identità culturale ed ha preannunciato lo stanziamento di circa 650 milioni di euro per il restauro del patrimonio costituito dall’edilizia rurale: casali, depositi, rustici abbandonanti e un ulteriore miliardo per rivitalizzare i borghi abbandonati negli alpeggi e nelle zone montane.

Siamo in una sorta di “corto circuito istituzionale” fra i vari livelli: da una parte si decide di fare una cosa e dall’altra si norma per vietarla.

Chi conosce il nostro Appennino profondamente sa che abbiamo tantissimi ex poderi agricoli che sono diventati abitazioni civili, il numero di agricoltori si è ridotto e i terreni vengono aggregati e i fabbricati non sono più abitati da agricoltori, ma da persone che amano la natura e amano stare in campagna. Ci sono tantissimi fienili e stalle che sono in attesa che qualcuno li recuperi, ma se devono essere vincolati e restare stalle o fienili rimarranno costruzioni inutilizzate perché inadatte ad un uso per le attività agricole attuali. 

In questo modo tutto quel patrimonio verrà disperso a discapito della conservazione e dello sviluppo del nostro Appenino.

Probabilmente queste norme sono scritte da chi conosce poco o nulla della nostra realtà.

Se incentiviamo le famiglie e le giovani coppie a vivere in campagna riusciamo ad ottimizzare meglio i servizi già esistenti senza che questo rappresenti invece, come erroneamente si pensa, un aumento delle spese a carico del Comune in quanto i servizi come ad esempio lo scuolabus per i bambini, la raccolta rifiuti o il servizio neve sono già forniti dall’Ente.

Il nostro Appennino in questo momento sta vivendo un momento di “potenziale” grande sviluppo a causa dei limiti imposti dal lockdown, i due fattori su cui bisogna impegnarsi sono le infrastrutture viarie (collegamenti autostradali, ferroviari, etc.), quelle informatiche e digitali.

Le infrastrutture informatiche, come le linee internet, sono fondamentali per chi decide di venire ad abitare in montagna. Sono tantissimi i professionisti che oggi lavorano da remoto e che necessitano di una connessione forte e stabile, indispensabile per sostenere le riunioni che sempre più frequentemente si svolgono con modalità a distanza. 


Queste sono le battaglie che ritengo importanti per il nostro territorio e che porto avanti cercando di coinvolgere anche altri consiglieri regionali e Sindaci sensibili a queste tematiche.

Sono costantemente in contatto con molti sindaci della montagna e sono tutti d’accordo nel portare avanti questa “battaglia”, ritengo che prima della chiusura dell’iter di approvazione del PTM ci sia la possibilità e la volontà di migliorarlo a favore dell’Appennino, il PTM deve avere una logica di sviluppo e di crescita sostenibile condivisa da tutto il territorio.