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Risoluzione su Agrea e l’Autonomia Agricola Regionale

Bologna 11 dicembre 2025 – Agrea, l’Organismo pagatore regionale per il settore agricolo, che eroga contributi europei, nazionali e regionali è al centro delle preoccupazioni del consigliere regionale Marco Mastacchi, di Rete Civica, che vede concreto il rischio creato dalle nuove circolari di AGEA che impongono la gestione centralizzata del fascicolo aziendale nel SIAN per le aziende multi-regionali o quelle che accedono a specifiche misure assicurative. E’a rischio il ruolo decisionale e strategico di Agrea, compromettendo l’efficacia dei pagamenti. Da qui la risoluzione presentata dal consigliere che chiede l’impegno della Giunta a difendere con forza la centralità e l’autonomia di Agrea e ad attivare ogni iniziativa politica e tecnica necessaria per la salvaguardia dell’ente e della governance agricola regionale.

Agrea, istituita nel 2001, è l’agenzia regionale incaricata di semplificare e accelerare il pagamento dei fondi agricoli europei (FEAGA, il Fondo europeo agricolo di garanzia, e FEASR, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) alle aziende dell’Emilia-Romagna. La sua autonomia le permette di agire con rapidità e precisione, garantendo il funzionamento del settore agricolo locale. Solo nel mese di novembre 2025, ha erogato la cifra record di 215 milioni di euro in pagamenti anticipati, inclusi risarcimenti per calamità naturali come il granchio blu e l’alluvione del 2023, raggiungendo 36.571 aziende agricole del territorio. Si tratta di fondi vitali che sostengono il reddito degli agricoltori, aiutano chi opera in zone svantaggiate come la montagna e promuovono pratiche innovative e sostenibili. Il supporto include forme di premialità attraverso gli Eco-schemi e benefici specifici per le produzioni biologiche e integrate. Ma l’agenzia si è dimostrata un presidio essenziale anche nella gestione delle emergenze locali più recenti, fornendo supporto concreto e tempestivo dove serviva di più: 3,5 milioni di euro di risarcimento a 281 aziende per i danni causati dalla diffusione del granchio blu e 290.000 euro a 12 aziende colpite dall’alluvione del maggio 2023. Queste non sono semplici voci di bilancio; rappresentano un’ancora di salvezza diretta per le comunità in crisi e un investimento strategico nella resilienza futura del sistema agroalimentare della regione. Proprio mentre Agrea dimostra la sua piena efficacia, tuttavia, nuove direttive tecniche provenienti da Roma (AGEA, l’agenzia nazionale) minacciano di smantellare questo sistema virtuoso, creando un conflitto diretto tra il governo centrale e le necessità del territorio. Due recenti circolari emanate da AGEA (prot. n. 73919 e prot. n. 90535). dietro il linguaggio tecnico nascondono due nuove regole con un impatto potenzialmente devastante per il sistema regionale: Le aziende agricole con terreni situati in più di una regione dovranno gestire il loro intero fascicolo aziendale direttamente sul sistema informatico nazionale (SIAN) e anche le aziende che richiedono specifiche misure assicurative (misura 17.1) dovranno utilizzare obbligatoriamente il sistema nazionale SIAN. Tradotto in pratica, si costringono oltre 11.000 aziende agricole dell’Emilia-Romagna (circa 1.100 aziende multi-regionali più oltre 10.000 che aderiscono alle misure assicurative) a migrare la loro gestione da Agrea al sistema centrale. Su un totale di circa 33.000 aziende gestite, si tratta di un terzo del totale. In sostanza, a un agricoltore che per anni ha interagito con un ufficio regionale efficiente e vicino, viene ora chiesto di navigare in un sistema nazionale più complesso e distante, semplicemente perché possiede un campo al di là del confine regionale o perché ha scelto di assicurare il proprio raccolto. “Si rischia di svuotare di contenuto il ruolo regionale nella governance agricola, con conseguenze che potrebbero minare l’efficacia delle politiche di sostegno e la capacità di presidio del territorio;” commenta Mastacchi. Le conseguenze di questo spostamento di competenze vanno ben oltre la scelta del sistema informatico da utilizzare. È una questione strategica e politica che mette a rischio l’intero comparto agricolo regionale. Una drastica riduzione della capacità della Regione di supervisionare i dati e di prendere decisioni sulle domande presentate dagli agricoltori e significativi ritardi nei pagamenti, sono gli effetti immediati, aggravati dal fatto che i sistemi informatici regionali e nazionali non sono ancora pienamente interoperabili.  Questa è una classica conseguenza di direttive calate dall’alto che ignorano le realtà operative sul campo, dove una mancata armonia tecnica tra Roma e Bologna si traduce direttamente in incertezza finanziaria per le famiglie agricole. “difendere la capacità di governo del territorio non è solo una questione tecnica: è una scelta strategica per garantire efficienza, autonomia e tutela degli interessi delle nostre aziende agricole;” conclude Mastacchi che chiede di coordinarsi con le altre Regioni che affrontano lo stesso problema per salvaguardare un modello di supporto locale che ha ampiamente dimostrato di funzionare.