Bologna, 13 novembre 2025 – Una recente delibera della Regione Emilia-Romagna (la n. 1307 del 4 agosto 2025) riforma la formazione degli Operatori Socio-Sanitari (OSS), recependo un Accordo Stato-Regioni. La questione centrale, sollevata dal Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica con un’interrogazione alla Giunta, riguarda le nuove norme, che pur aggiornando il percorso formativo, non riconoscono più l’esperienza lavorativa pregressa per la riduzione delle ore di corso. La richiesta di Mastacchi alla Giunta è di attivarsi per riconoscere le competenze acquisite sul campo, creare strumenti concreti di riqualificazione e accesso semplificato alla qualifica OSS oltre che tenere in considerazione le difficoltà locali.
L’Operatore Socio-Sanitario (OSS) è una figura centrale per il funzionamento dei nostri servizi sociosanitari, presente al fianco delle persone più fragili nelle strutture residenziali, negli ospedali e a domicilio. La recente delibera della Regione Emilia-Romagna nasce con l’intento di standardizzare la formazione di questa figura professionale, ma ha generato un effetto preoccupante. Nel definire il percorso per ottenere la qualifica ha introdotto una norma per la quale l’esperienza lavorativa maturata sul campo non consente più di ridurre il monte ore formativo (fissato a 1000 ore). Questa possibilità è ora riservata esclusivamente a chi possiede già altri titoli di studio o qualifiche formali. Di fatto, si è creato un sistema che penalizza proprio coloro che da anni lavorano nel settore, mettendo la loro competenza pratica in secondo piano rispetto ai titoli cartacei.
L’impegno economico e temporale richiesto dall’obbligo del corso completo risulta incompatibile con le condizioni di molti lavoratori già attivi nel settore socioassistenziale. Il costo di un percorso formativo così lungo è un ostacolo significativo per operatori che spesso lavorano con contratti part-time, a tempo determinato e con retribuzioni contenute. Anche l’impegno temporale richiesto è incompatibile con la realtà lavorativa del settore assistenziale. Turni, carichi familiari e responsabilità personali rendono quasi impossibile per un operatore dedicare il tempo necessario a un corso così esteso, scoraggiando di fatto la riqualificazione.
Le conseguenze della nuova delibera, come evidenzia Mastacchi, non sono uguali per tutti, ma si abbattono con particolare durezza sui lavoratori che operano nelle aree interne e montane dell’Emilia-Romagna, come l’Appennino. In questi territori, già afflitti da una carenza strutturale di personale, le sfide logistiche sono concrete e quotidiane: lunghi tempi di viaggio per raggiungere i centri formativi, carenza di trasporti pubblici e costi aggiuntivi per gli spostamenti. Queste condizioni non fanno che aggravare le disuguaglianze territoriali, escludendo dalla possibilità di qualificarsi proprio quegli operatori che, con la loro presenza, garantiscono un presidio assistenziale fondamentale in contesti fragili, generando un rischio concreto di “desertificazione assistenziale”. Inoltre, la mancata valorizzazione dell’esperienza professionale maturata sul campo da operatori già attivi nel settore socioassistenziale rappresenta una grave distorsione del principio di equità e contraddice i principi fondamentali di giustizia sociale, inclusione e riconoscimento delle competenze non formali, sanciti dalle politiche europee e nazionali. La nuova normativa marginalizza gli operatori con esperienza, approfondisce il divario tra centro e periferia e, soprattutto, aggrava la carenza di personale di cui il sistema ha disperato bisogno.
