Al momento stai visualizzando GESTIONE DEI MATERIALI DERIVANTI DALLE FRANE – Ottimizzare i costi e ridurre l’impatto ambientale

Bologna 17 aprile 2025 – La forte attenzione da parte del Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica verso le problematiche legate alla gestione delle conseguenze delle alluvioni in Emilia-Romagna, lo ha spinto a presentare all’Assemblea legislativa un’interpellanza che solleva la questione della gestione dei materiali derivanti dalle recenti frane nell’Appennino bolognese.

Nel settembre scorso l’urgenza si concentrava sulla necessità di deroghe normative per facilitare il ripristino del territorio attraverso il riutilizzo della terra di scavo. Oggi evidenzia diverse criticità riguardo alle attuali pratiche di gestione e smaltimento della terra derivante dalle frane e dei residui del taglio della vegetazione. Le principali perplessità riguardano i costi elevati e l’impatto ambientale del trasporto a lunga distanza, i potenziali rischi di contaminazione legati allo stoccaggio temporaneo, l’inefficienza di una gestione centralizzata rispetto a soluzioni locali, e l’inadeguata rimozione dei residui vegetativi lungo i corsi fluviali. A seguito delle intense precipitazioni, nel settembre 2024 si ripresentava la necessità di interventi urgenti per la rimozione del fango e il ripristino della viabilità e Mastacchi sollecitava la Giunta Regionale ad attivarsi immediatamente per consentire ai Comuni l’utilizzo di terra e pietre rimosse da frane e smottamenti per interventi di ripristino, reinterro, riempimento e rimodellazione del terreno. A distanza di tempo da quegli eventi, l’attuale interpellanza evidenzia problematiche legate allo stoccaggio temporaneo dei materiali derivanti dalle frane. La preoccupazione riguarda lo smaltimento di una parte significativa di questi materiali a “diversi chilometri di distanza”. Questo comporta “costi elevati, sia dal punto di vista economico che ambientale” a causa dell’impiego di numerosi veicoli e del conseguente aumento delle emissioni di CO2, con il rischio di “contaminazione del suolo e delle acque sotterranee” se non vengono adottate misure adeguate nelle aree di stoccaggio temporaneo.

Mastacchi critica una gestione potenzialmente troppo centralizzata dei materiali, che “può essere meno efficiente rispetto a soluzioni locali di smaltimento e riutilizzo” e certamente più costosa. Propone quindi di “utilizzare la terra delle frane per il ripristino ambientale nella stessa zona” come soluzione più efficiente ed economica”. Altra questione riguarda lagestione dei residui lungo le aste fluviali dell’Appennino bolognese. In particolare, segnala che dopo il taglio della vegetazione da parte di ditte specializzate, “sui greti dei fiumi sono stati lasciati numerosi residui ben visibili, tra cui scarti metallici e di plastiche, manufatti, guard-rail, e altri materiali”, con possibili danni sia paesaggistici che ambientali, oltre che creare ostacolo al flusso dei corsi d’acqua. Le richieste alla Giunta vogliono chiarire dove siano stati trasportati i residui dei materiali provenienti dalle frane dell’Appennino bolognese e a quanto ammonti il costo sostenuto per il loro smaltimento e fino a quando rimarranno attive le aree di stoccaggio temporaneo. Si chiede anche se non si ritenga opportuno adottare soluzioni locali di smaltimento e riutilizzo dei residui derivanti dalle frane per migliorare l’efficienza, ridurre i costi e minimizzare l’impatto ambientale e se e come intenda intervenire nella gestione dei residui rispetto ai lavori di taglio della vegetazione per assicurare la rimozione e il corretto smaltimento dei materiali.

L’interpellanza del consigliere Mastacchi, sottoscritta anche da Elena Ugolini, mira a ottenere chiarimenti sulle pratiche attuali e a sollecitare l’adozione di soluzioni più sostenibili ed efficienti anche nel lungo periodo.