Al momento stai visualizzando PONTE DI BONCELLINO NEL RAVENNATE – La cura è peggio della malattia

Bologna, 15 gennaio 2026 – Il Ponte di Boncellino, oggetto di un’interrogazione del consigliere regionale Marco Mastacchi di Rete Civica, è un ponte ferroviario sul fiume Lamone a Ravenna, che durante le alluvioni del 2023 e 2024 è diventato famoso a causa del “tappo di detriti” che si è generato contro la sua struttura e che ha aggravato l’inondazione della zona di Boncellino. Mastacchi interviene ora riguardo ai lavori di ripristino dell’argine presso il ponte, la cui esecuzione sarebbe stata inefficace per la stabilità strutturale e amministrativamente poco trasparente. Da qui la richiesta alla Giunta regionale di chiarire quali provvedimenti urgenti intenda adottare per proteggere l’incolumità pubblica e verificare la conformità degli standard idraulici, anche tramite un puntuale accertamento tecnico sull’effettivo livello di protezione garantito. Un’iniziativa politica che mira a fare luce su una gestione emergenziale ritenuta lacunosa e pericolosa per il territorio locale.

Dopo l’alluvione del maggio 2023, l’avvio dei lavori di ricostruzione sull’argine di Boncellino, crollato durante la piena, è stato accolto con un sospiro di sollievo collettivo. Un segnale di ripartenza e di messa in sicurezza. Un intervento tanto più delicato in quanto insisteva su un’area che, come sottolinea l’interrogazione, era già stata ufficialmente classificata come zona a rischio. La critica principale mossa dall’atto ispettivo di Mastacchi riguarda la gestione delle procedure d’urgenza, che avrebbero permesso l’assegnazione dei lavori senza gare d’appalto o studi tecnici adeguatamente approfonditi. Secondo le perizie citate nell’interrogazione, l’installazione di palancole metalliche risulterebbe difforme rispetto ai piani originari e potenzialmente inefficace per la stabilità strutturale. Esiste un elevato rischio di collasso arginale.  Un intervento giustificato dalla necessità di “rimuovere lo stato di pregiudizio alla pubblica e privata incolumità” potrebbe paradossalmente aver generato una minaccia altrettanto grave, se non superiore. In qualsiasi cantiere pubblico, l’assenza di un progetto significa operare senza una base tecnica per i controlli di qualità, senza criteri per determinare la responsabilità dell’esecutore e senza alcuno strumento per verificare che il denaro dei cittadini sia stato speso correttamente. A peggiorare il quadro, si aggiunge che “l’opera realizzata risulta difforme rispetto a quanto dichiarato nella relazione tecnica generale”, evidenziando una totale assenza di supervisione. E così un intervento di riparazione si è trasformato, senza alcuna spiegazione, in un nuovo progetto di costruzione di cui nessuno sembra conoscere i dettagli tecnici e gli obiettivi. L’intero intervento è stato gestito in “regime di somma urgenza”. Questa procedura ha permesso una totale “deroga al Codice degli Appalti”. Le conseguenze, come sottolinea il documento, sono state dirette e pesanti: il costo dell’opera è stato “determinato unilateralmente”, cioè deciso da una sola parte, “senza confronto tra ditte” e basandosi unicamente su un generico prezzario regionale. L’assenza di una gara competitiva non solo espone i contribuenti al rischio di costi gonfiati, ma solleva anche legittimi sospetti sui criteri di selezione dell’impresa. Il quadro che emerge è quello di una gestione che, in nome dell’urgenza, ha barattato la trasparenza procedurale e il rigore tecnico con una soluzione tanto rapida quanto pericolosa. La mancanza di progetti e di gare d’appalto non è solo un vizio di forma: è la causa diretta di un argine che, invece di proteggere, ora minaccia. La domanda del Consigliere Mastacchi pende sull’intera comunità: quali azioni si intendono intraprendere per verificare la conformità dell’opera e, soprattutto, quali misure immediate verranno adottate per scongiurare il rischio imminente di un nuovo disastro? I cittadini, a un anno di distanza dall’alluvione, meritano risposte chiare e, soprattutto, la certezza di essere al sicuro. È crescente l’apprensione della popolazione, che teme – in presenza di nuove precipitazioni intense – di ritrovarsi nuovamente esposta a un rischio analogo a quello vissuto durante l’alluvione del 2023