Al momento stai visualizzando VAL DI ZENA DOPO LE ALLUVIONI – Il Piano di delocalizzazione non convince

Bologna, 14 novembre 2025 – “La delocalizzazione in Val di Zena deve essere vista esclusivamente come estrema ratio, solo dopo aver accertato l’insufficienza di tutte le opere strutturali necessarie” così il Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica, che con un’interrogazione alla Giunta, chiede quali siano i tempi previsti per l’istruttoria e se intenda istituire un tavolo di confronto permanente con tutti gli enti coinvolti per garantire una gestione condivisa. L’interrogazione evidenzia le diffuse perplessità della cittadinanza e dei comitati locali in merito all’Ordinanza n. 53, un provvedimento che introduce un piano di delocalizzazione per le abitazioni a rischio. L’intento dichiarato è quello di offrire una soluzione sicura a chi ha perso tutto o vive in una condizione di pericolo costante. Ma viene contestato alla Regione che le procedure per accedere ai contributi di delocalizzazione sono complesse e i tempi di erogazione indefiniti. Inoltre, viene sottolineato come i contributi previsti siano inadeguati rispetto ai costi reali del mercato immobiliare della zona, rendendo di fatto impossibile per le famiglie colpite acquistare una nuova abitazione paragonabile a quella perduta. Mastacchi sottolinea che l’obiettivo primario dovrebbe essere la messa in sicurezza idraulica del territorio.  Spostare case e famiglie non può essere considerata la soluzione definitiva, ma una distrazione dal vero problema: la fragilità dell’intera area. La priorità assoluta, ribadita con forza, è la messa in sicurezza idraulica del territorio attraverso un piano strutturale e duraturo. La sfiducia verso un approccio diverso è alimentata dai fatti: a oltre un anno dagli eventi, si registrano ancora “gravi ritardi e incertezze da parte dell’Autorità di Bacino del Po (ADBPO) e dell’Agenzia Regionale” nella realizzazione degli interventi necessari. Questo ritardo stride con gli impegni già presi, come la “risoluzione n. 30”, presentata dallo stesso Mastacchi e approvata in commissione Territorio e Ambiente, che impegnava la Giunta a un programma organico per la sicurezza idrogeologica. Quello della delocalizzazione è un piano che, pur partendo da un’esigenza reale, sembra fallire negli obiettivi: contesta la priorità assoluta della messa in sicurezza, offre fondi palesemente insufficienti, impone un iter burocratico frustrante e nasce da un processo calato dall’alto, senza un vero dialogo con il territorio. I residenti della Val di Zena, hanno edificato le proprie abitazioni in conformità alle normative vigenti e con regolari titoli abilitativi, e meritano una risposta chiara e, soprattutto, un futuro sicuro.

La domanda finale sorge spontanea. La delocalizzazione è davvero una soluzione per proteggere i cittadini, o rischia di diventare un modo per evitare gli investimenti strutturali, ben più complessi e onerosi, di cui il territorio ha un bisogno vitale?