Al momento stai visualizzando INFERMIERI DI FAMIGLIA E DI COMUNITA’ – Troppe zone grigie disincentivano ad accettare il ruolo

Bologna 7 aprile 2025 – Nel contesto della riforma sanitaria post-Covid, il nuovo modello assistenziale delineato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal Decreto Ministeriale 77/2022, vede la figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità condividere con il medici di base e pediatri un ruolo centrale, indispensabile a loro supporto e per rafforzare e garantire continuità all’assistenza sanitaria territoriale. Ma la mancanza di chiarezza riguardo alle competenze e responsabilità degli Infermieri di Famiglia e Comunità, e di una adeguata formazione e modelli organizzativi efficaci, porta in molti casi addirittura alla rinuncia al ruolo (evenienza che si è verificata in diverse aree dell’Emilia-Romagna, Ferrara, Rimini, Forlì).  Il Consigliere Mastacchi di Rete Civica con un’interrogazione ha portato all’attenzione della giunta queste significative criticità che richiedono un intervento urgente da parte della Giunta Regionale per garantire una definizione omogenea dei ruoli e delle responsabilità, nonché un adeguato supporto formativo e di valorizzazione professionale per gli IFeC.

La pandemia da Covid-19 ha messo in luce la necessità di rafforzare l’infrastruttura della rete sanitaria, evolvendo il modello assistenziale verso un potenziamento dell’assistenza territoriale, definita la “chiave di volta del nuovo modello che deve caratterizzare il Servizio Sanitario“. In questo quadro L’IFeC è descritto come la “figura professionale territoriale di riferimento per l’assistenza infermieristica“, operante a diversi livelli di complessità e in collaborazione con altri professionisti. Il suo ruolo principale, oltre che erogare alcune prestazioni specifiche, è quello di “punto di riferimento unico verso i pazienti”. Ruolo non secondario spetta anche alle tecnologie di cura, viste quali strumenti utili per sostenere le aree spopolate, come l’Appennino, che spesso mancano di supporti sociali e servizi pubblici. La combinazione e interazione tra infermieri e tecnologie potrebbero contribuire alla “riduzione delle attuali disuguaglianze“, oltre che alla tutela della salute, in accordo con pediatri e medici di medicina generale, che rimangono le figure di riferimento e cardine per il percorso di cura del paziente. Appare evidente cheil personale infermieristico nel nuovo ruolo di IFeC deve acquisire conoscenze nuove. Parallelamente, le aziende sanitarie devono “rivedere i modelli organizzativi” per superare un approccio basato su singole prestazioni e favorire modelli orientati alla prevenzione di eventi acuti e complicanze. Ma la mancanza di una definizione omogenea dei livelli di competenza e responsabilità a livello regionale (da Piacenza a Rimini) porta a situazioni in cui gli IFeC si sentono “dentro ad un labirinto, dove i percorsi non sono completamente chiari a causa della sovrapposizione di competenze che generano zone grigie difficili da gestire“. Da qui le questioni cruciali sollevate da Mastacchi riguardo all’effettiva implementazione del ruolo degli Infermieri di Famiglia e di Comunità in Emilia-Romagna. Un intervento urgente della Giunta viene richiesto da Mastacchi per evitare frustrazioni e garantire l’efficacia di questo nuovo modello assistenziale. La chiarezza e l’integrazione con il ruolo del Medico di Medicina Generale appaiono elementi imprescindibili per il successo dell’IFeC nel rispondere ai bisogni di salute della comunità.