Al momento stai visualizzando SORGENTI ABBANDONATE DAGLI ENTI PUBBLICI – La responsabilità si trasferisce automaticamente ai privati, che non lo sanno!

La risposta ricevuta da Marco Mastacchi, capogruppo di Rete Civica, a un’interpellanza presentata alla giunta, in particolare sulla frana che ha recentemente colpito Villa Sassonero di Monterenzio, diventa emblematica di una situazione diffusa e gravemente pregiudicante per la sicurezza e la preservazione del territorio montano, e già più volte segnalata dallo stesso Mastacchi con diversi interventi presso la Giunta. L’abbandono delle sorgenti nelle aree montane, nel senso del venir meno della manutenzione di antiche opere di captazione delle acque sotterranee, rappresenta un pericolo per la stabilità del territorio, dato che il conseguente ristagno di acqua nel sottosuolo può essere causa di piccole e grandi frane.

La probabilità che si verificasse il fenomeno franoso a Villa Sassonero era conosciuta, tanto che il versante nel 2002 era stato ricompreso nella perimetrazione delle zone a rischio elevato e molto elevato di frana nell’ambito del piano-stralcio dell’assetto idrogeologico (cosiddetto PSAI), da parte dell’Autorità di bacino del Reno e, nella schedatura PSAI del 2002, era chiaramente specificato che dovessero essere captate le sorgenti abbandonate, cosa mai realizzata. La risposta della Giunta alle domande del territorio, espresse tramite il Consigliere Mastacchi, su cosa sia stato fatto negli ultimi 22 anni per prevenire i movimenti franosi e sui tempi di rimborso dei danni e autorizzazioni al ripristino, lascia sconcertati. Senza considerare che nonostante la classificazione dell’area a rischio franoso, sono stati rilasciati permessi edilizi di vario tipo, il rimpallo delle responsabilità va dallo Stato al Comune, con in mezzo la Regione.

Ma ciò che maggiormente colpisce è lo scaricare le responsabilità sul cittadino nel momento in cui gli Enti pubblici si defilano, all’insaputa degli stessi cittadini. Nella zona di Monterenzio la principale sorgente alimentava un acquedotto ed è stata dismessa alcuni decenni fa dall’ente pubblico, senza una valutazione corretta dei rischi che questo poteva comportare sul territorio. Tale dismissione ha comportato il trasferimento della responsabilità di manutenzione e captazione in capo ai soggetti proprietari e ai conduttori dei terreni ( – Tale competenza è ribadita anche nel regolamento regionale n. 3 del 2018, ovvero regolamento forestale regionale in attuazione dell’articolo 13 della legge 30 del 1981: secondo gli articoli 53 e 54 i privati sono tenuti nell’ambito delle diverse disposizioni a predisporre e mantenere efficiente la rete scolante principale e periferica, onde evitare che si verifichino scoscendimenti ed eccessivi trasporti di materiale terroso e, omissis, a mantenere in piena efficienza i fossi di guardia, di scolo e le cunette stradali, liberandoli dai residui di lavorazione dei terreni, da eventuali piante che ostruiscono il passaggio delle acque, nonché dalle foglie e dal terriccio in essi accumulatisi.) Per quanto riguarda le richieste dei cittadini di Villa Sassonero danneggiati dalla frana, l’indicazione fornita dalla Regione è di rivolgersi all’Amministrazione Comunale, competente e responsabile per questo caso. Non soddisfatto della risposta il Consigliere Mastacchi che commenta:” Sappiamo bene che gli acquedotti rurali sono diffusi, sappiamo bene che sono pubblici, sappiamo bene che gradualmente sono in una fase di abbandono e in quel momento il proprietario del terreno, che magari è un asse ereditario di più persone, improvvisamente diventano responsabili senza saperlo  e tutori del territorio. Ma al di là di quelli che sono i codici che possono spostare la responsabilità, dobbiamo fare delle programmazioni di prospettiva a lungo termine, perché quello di cui stiamo parlando, per la montagna è un problema veramente grave.”