Più tasse sul costo del lavoro per chi aiuta gli altri
Bologna, 18 novembre 2025 – L’obiettivo principale di un’interrogazione presentata dal Consigliere Mastacchi di Rete Civica alla Giunta regionale è richiamare l’attenzione sull’imminente aggravio fiscale per gli enti del Terzo Settore (ETS) a partire dal 2026, dovuto ai nuovi criteri per il calcolo dell’IRAP basato sul metodo retributivo, che non consente la deducibilità dei costi del lavoro.
Mastacchi chiede specificamente alla Giunta regionale quali misure concrete di esenzione o riduzione dell’IRAP intenda adottare per tutelare la sostenibilità degli ETS, in linea con un impegno assunto precedentemente nel marzo 2025. Il testo rileva che alcune Regioni, come la Valle d’Aosta e la Sicilia, hanno già implementato l’esenzione totale.
Ogni giorno, le nostre comunità si reggono su una rete di servizi essenziali che spesso diamo per scontati. Dagli operatori sanitari che si prendono cura dei più fragili, ai centri di assistenza che offrono un rifugio, fino ai programmi educativi che formano le nuove generazioni. Dietro a molte di queste attività c’è il mondo del Terzo Settore, un motore silenzioso ma fondamentale per la coesione sociale del nostro Paese, un partner essenziale che spesso opera con maggiore efficienza degli enti pubblici. Una riforma fiscale, pensata per riordinare il settore, rischia di trasformarsi in un boomerang che potrebbe mettere in ginocchio proprio queste organizzazioni. A partire dal 2026, un cambiamento nel calcolo di un’imposta regionale, l’IRAP, potrebbe generare un aggravio di costi insostenibile per moltissimi enti. Con la piena applicazione del Codice del Terzo Settore, molti enti verranno riclassificati fiscalmente come “non commerciali”. Questa nuova etichetta, di per sé neutra, porta con sé una conseguenza diretta e molto pesante sul calcolo dell’IRAP. Questi enti saranno costretti ad applicare il cosiddetto “metodo retributivo” per il quale il costo del lavoro — ovvero gli stipendi pagati ai propri dipendenti — non è più deducibile dalla base imponibile. Per gli enti non-profit, il costo del lavoro non è solo una spesa, ma il veicolo principale attraverso cui realizzano la loro missione e generano valore sociale. Tassarlo significa colpire direttamente la loro capacità di agire, finendo per penalizzare chi investe in risorse umane per fornire servizi alla collettività. Mentre la riforma crea un problema a livello nazionale, la sua gestione è stata delegata alle Regioni, innescando una pericolosa frammentazione. La legge nazionale (l’art. 82 del Codice del Terzo Settore) lascia infatti alle singole Regioni la facoltà di intervenire, prevedendo esenzioni o riduzioni dell’imposta. Questa autonomia, però, sta creando un’Italia a due velocità e disparità territoriali ingiustificate. Operare in una regione piuttosto che in un’altra può fare la differenza tra la sostenibilità e la crisi. Il 26 marzo 2025, a seguito dell’approvazione di un atto di indirizzo presentato dalla consigliera Ugolini, la Regione si è formalmente impegnata ad affrontare il problema. A fronte di questa promessa, il 30 ottobre 2025, il consigliere Marco Mastacchi ha presentato un’interrogazione formale per chiedere conto alla Giunta delle azioni intraprese. Rischiamo un aggravio fiscale ingiusto e sproporzionato per enti che sono una risorsa fondamentale per la coesione sociale, la cura delle fragilità e la promozione del bene comune. Queste organizzazioni spesso suppliscono alle carenze del sistema pubblico e contribuiscono direttamente alla qualità della vita di tutti noi. E su questo Mastacchi richiama la Giunta all’azione.
