I territori chiedono ascolto e attenzione da parte della Regione
Bologna, 27 settembre 2025 – Con un’interrogazione orale in commissione presentata alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, il Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica, interviene sulla discussione che riguarda il progetto di quadruplicamento ferroviario sulla tratta Bologna–Castel Bolognese. La necessità di potenziare l’infrastruttura ferroviaria, finanziata per 5,127 miliardi di euro interamente dalla Legge 234/2021, con lo sviluppo dei servizi metropolitani e del trasporto merci verso il porto di Ravenna come priorità, non viene messa in discussione. Ma viene sollevato il dubbio, che la soluzione più ovvia—un’opera da 5 miliardi di euro con un impatto ambientale e sociale enorme—possa non essere la migliore, né la più efficiente. Un impegno di risorse pubbliche su una scala così vasta, rende imperativo analizzare se esistano visioni alternative capaci di risolvere il problema in modo più sostenibile e strategico. E’ fuor di dubbio che la tratta Bologna–Castel Bolognese sia un collo di bottiglia critico per l’intero corridoio e il progetto regionale intende superare i limiti strutturali e funzionali che oggi causano la congestione. L’obiettivo è supportare lo sviluppo del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM) di Bologna, potenziare i collegamenti regionali verso Ravenna e Rimini e, infine, sostenere l’aumento del trasporto merci da e per il Porto di Ravenna. Ma, in risposta ad una soluzione basata sulla forza bruta del cemento, il dibattito pubblico ha fatto emergere la possibilità che la tecnologia consenta di raddoppiare la capacità senza nuovi binari. L’implementazione di un’alternativa tecnologica di altissimo livello, sostenuta da una delle massime autorità in materia, l’Ing. Eugenio Milizia, esperto internazionale di circolazione ferroviaria e tra i principali ideatori del sistema ERTMS/ETCS, potrebbe, da sola, raddoppiare la capacità della linea esistente senza la necessità di costruire nuovi e invasivi viadotti. L’adozione del sistema ERTMS/ETCS è già prevista e finanziata dal PNRR per la tratta Bologna–Rimini, con attuazione programmata entro il 2030. I vantaggi sarebbero significativi: maggiore efficienza operativa, tempi di realizzazione più contenuti, riduzione degli impatti ambientali, utilizzo più razionale delle risorse pubbliche, in linea anche con la minimizzazione del consumo di suolo e dell’impatto ambientale perseguiti dalla Regione. Una controproposta e una visione logistica fortemente sostenuta non solo dagli esperti ma anche dai cittadini organizzati nel “Coordinamento dei Comitati”, che riunisce realtà civiche di Imola, Solarolo, San Lazzaro e altri comuni. Si risolverebbero i due maggiori punti nevralgici: potenziare il trasporto merci sulla sua direttrice naturale, la Ravenna–Ferrara–Poggio Rusco, per connettere il porto ai corridoi ferroviari in direzione Nord (Poggio Rusco–Brennero) ed Est Europa (Padova), e incrementare i flussi passeggeri sulla linea di Bologna, superando le attuali limitazioni di capacità—un obiettivo per il quale soluzioni tecnologiche come l’ERTMS sono perfettamente adatte. Una strategia che consente di separare i flussi, deviando il traffico merci pesante e lento lontano da un collo di bottiglia cruciale per i passeggeri, risolvendo così due problemi contemporaneamente e ottimizzando l’intera rete, non solo un singolo segmento. Requisiti come la minimizzazione del consumo di suolo e l’attenzione alla vulnerabilità idraulica, imposti dalla Regione, nella persona della Sottosegretaria Rontini, come requisiti imprescindibili (insieme all’attenzione agli impatti ambientali, sociali ed economici, il confronto costante con le amministrazioni locali e alla valutazione comparata delle diverse soluzioni costruttive) appaiono intrinsecamente più compatibili con le alternative tecnologiche, intelligenti e meno invasive. Il dibattito sulla ferrovia adriatica si riduce a un conflitto tra due visioni. Da un lato, un progetto infrastrutturale tradizionale: massiccio, costoso e ad alto impatto. Dall’altro, un insieme di alternative, sostenute da massimi esperti di tecnologia e comitati di cittadini, che puntano a ottimizzare l’esistente attraverso l’innovazione. La domanda alla Giunta è di favorire l’adozione di tale sistema come alternativa più sostenibile ed efficiente.
