Bologna – 27 settembre 2022 – Il capogruppo di RETE CIVICA – Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ha presentato alla Presidente dell’Assemblea legislativa e alla Giunta Regionale un’interrogazione per chiedere l’impegno per riottenere, mettendo un limite alla contribuzione dei comuni piccoli e montani al Fondo di Solidarietà Comunale, un ente pubblico che operi al servizio delle comunità locali perché non si punti solamente alla parità di bilancio in termini economici.
L’Italia è caratterizzata da storiche disparità territoriali, in termini economici, sociali e di offerta dei servizi ai cittadini e la riforma del titolo V del 2001 mirava proprio a compensare questi divari, dando da una parte maggiore autonomia finanziaria agli enti locali e prevedendo dall’altra l’introduzione di un fondo perequativo che avrebbe permesso alle amministrazioni più svantaggiate di garantire comunque ai propri cittadini i servizi fondamentali. Tale Fondo di Solidarietà Comunale non prevede solo la distribuzione di risorse secondo il metodo perequativo (distribuzione o attribuzione in base a criteri di equità), operando una redistribuzione da enti con maggiori capacità di entrata e spesa verso quelli con minori capacità, ma una parte dello stesso è destinata a compensare le cifre che i comuni ricevevano in passato da entrate proprie e trasferimenti, in particolare il gettito Imu e TASI, ridotto dalla legge di stabilità del 2016. Per impedire che il peso sia troppo gravoso per i comuni, soprattutto per quelli sotto i 5mila abitanti e per quelli montani, si potrebbe definire una ‘soglia di solidarietà’ al di là della quale si blocca il contributo del singolo comune. Non si creerebbe così un grande squilibrio nei meccanismi del Fondo di Solidarietà e le risorse mancanti potrebbero essere trovate all’interno della dotazione del fondo o con un trasferimento verticale da parte dello Stato o comunque dalle città più grandi che sostengono l’impegno dei piccoli comuni nel garantire i servizi. C’è un’urgenza in Italia che si va a sommare a quella climatica, sociale e, di recente, anche a quella politica ed è un’emergenza che riguarda i comuni, che sono tutti a rischio default, tanto quelli che, prima della pandemia, si trovavano in stato di disavanzo, quanto quelli che, pur disponendo di risorse libere dall’avanzo di amministrazione, le stanno velocemente prosciugando per rispondere alle emergenze. Il legislatore statale li condiziona a finalità che non sono coerenti con i bisogni del territorio. Nel 2022 molti comuni si ritrovano nella condizione assurda di dover spendere soldi legandoli all’emergenza sanitaria, senza avere la possibilità di poterli spendere per le nuove esigenze che si sono venute a creare, anche post-Covid-19, come l’emergenza sociale, la riduzione dell’occupazione, la povertà. Facendo affidamento su risorse straordinarie e su vincoli come il patto di stabilità, i comuni non possono programmare spese e investimenti al servizio del territorio. Gli enti che hanno più entrate fiscali provenienti dall’Imu ne trasferiscono una parte al fondo di solidarietà comunale, destinato ai comuni più in difficoltà e siamo arrivati al punto che sono questi a finanziare lo Stato, e non più viceversa.

Mastacchi Interroga la Giunta regionale e l’Assessore competente per sapere se e come intendano attivarsi per mettere un limite alla contribuzione dei comuni piccoli e montani al Fondo, fissando ad esempio in modo sussidiario quanto devono contribuire affinché i servizi siano correttamente garantiti, per realizzare un modello di impegno comune che guarda alla solidarietà tra comunità di uno stesso territorio. Chiede inoltre se intendano impegnarsi e in che modo affinché non si punti solamente alla parità di bilancio in termini economici, ma anche di genere, sociale, ecologica e a una gestione partecipativa delle risorse per riottenere un ente pubblico che operi al servizio delle comunità locali e in investimenti per il riassetto idrogeologico del territorio, alla sistemazione degli edifici scolastici, alla riconversione energetica degli edifici pubblici, alla gestione partecipativa dei beni comuni, al riutilizzo abitativo e sociale del patrimonio pubblico, alla mobilità sostenibile, alla trasformazione ecologica della filiera del cibo e delle attività produttive, affinché le scelte di destinazione dei risparmi dei cittadini siano fatte attraverso la partecipazione degli stessi.
