Bologna, 12 gennaio 2026 – Dopo il question time portato in Aula a novembre per chiedere date certe di riapertura del ponte e di specificare le cause dei ritardi nell’esecuzione dei lavori, Marco Mastacchi, consigliere regionale di RETE CIVICA torna a occuparsi del ponte sul fiume Montone, sulla Strada Provinciale n. 5 “Roncalceci” tra Ragone e San Pancrazio nel ravennate e presenta un’interrogazione alla Giunta chiedendo chiarimenti su un cantiere rimasto incompiuto nonostante la riapertura del ponte e che di fatto lascia i cittadini in un immutato disagio.
Il progetto, avviato nell’ottobre 2024, aveva obiettivi lodevoli: un completo adeguamento sismico e statico del ponte sul Montone, l’allargamento della carreggiata e, soprattutto, la creazione di un nuovo percorso ciclo-pedonale per garantire una mobilità più sicura e inclusiva. La riapertura al traffico, avvenuta domenica 7 dicembre, avrebbe dovuto segnare la fine dei disagi. La realtà dei fatti è che a settimane dalla riapertura, il cantiere versa in uno stato di “totale abbandono” e diverse strade limitrofe, essenziali per la circolazione locale, restano chiuse. Non si tratta di un semplice ritardo, ma di un’inversione di scopo, dove un’infrastruttura progettata per connettere contribuisce attivamente all’isolamento quotidiano. I ritardi amministrativi e la cattiva gestione hanno un impatto concreto e pesante sulla vita delle persone. L’esempio più lampante è quello di una cittadina costretta a percorrere ogni giorno oltre 14 chilometri per assistere i genitori anziani, che vivono a poche centinaia di metri da casa sua, al di là del ponte. Questa odissea quotidiana illustra un fallimento critico nella gestione dei progetti: la sottovalutazione dell'”ultimo miglio” delle opere pubbliche, dove dettagli irrisolti infliggono il massimo disagio ai cittadini che il progetto avrebbe dovuto servire.
Dopo la riapertura del ponte erano state fornite rassicurazioni precise: i lavori accessori sarebbero stati completati rapidamente e senza ulteriori impatti sulla viabilità principale. Queste promesse si sono scontrate con la realtà di un cantiere fermo e silenzioso, una situazione che descrive un fallimento nella trasparenza, nell’efficienza e nella responsabilità che ogni cittadino ha il diritto di attendersi dalla pubblica amministrazione. Mastacchi chiede conto di questo stallo ponendo due domande che replicano quelle già poste nel precedente question time: quali sono i motivi reali che hanno portato all’interruzione dei lavori e quali sono i tempi previsti per il loro completamento definitivo. La questione del ponte non è solo una faccenda di cemento e asfalto, ma di patti con la comunità: un progetto di modernizzazione ha creato isolamento, un costo umano tangibile dietro i ritardi e una crisi di fiducia verso le istituzioni e i cittadini si chiedono preoccupati e sfiduciati quando arriverà la fine, non solo dei lavori, ma soprattutto dei disagi.
