Al momento stai visualizzando CASSE DI ESPANSIONE DI TEBANO E CUFFIANO – Inaccettabili ritardi e un fallimento burocratico con conseguenze devastanti

Bologna, 20 gennaio 2026 – Con un question time rivolto al Presidente dell’Assemblea Legislativa e alla Giunta dell’Emilia-Romagna, il consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi denuncia le gravi inefficienze nella gestione del rischio idraulico lungo il fiume Senio, mettendo in luce il paradosso delle casse di espansione di Tebano e Cuffiano, infrastrutture strategiche rimaste incompiute e inutilizzabili nonostante oltre vent’anni di progettazione. Di fronte a danni così gravi, ritardi inaccettabili e inefficienze così evidenti, Mastacchi chiede chiarimenti sul perché, a oltre vent’anni dalla progettazione e più di dieci anni dall’avvio dei lavori, le casse di espansione di Tebano e Cuffiano non sono ancora operative e quali interventi immediati si intendono adottare per completarle e garantire la sicurezza idraulica del territorio a tutela delle comunità limitrofe.

I lavori di costruzione delle casse di espansione di Tebano e Cuffiano, cruciali per laminare le piene del fiume Senio, sono iniziati nel 2012, ma dopo più di dieci anni il sistema non è ancora operativo perché l’infrastruttura è priva dei collegamenti idraulici (le cosiddette “opere di presa”) necessari per far entrare l’acqua nelle casse in modo controllato, e dei “sistemi di scarico/scolmatori” per consentirne il successivo deflusso e svuotamento. E così, durante l’esondazione del Natale 2025, almeno una delle casse risultava già piena d’acqua accumulata nei mesi precedenti, dimostrando l’incapacità del sistema attuale di completare un corretto ciclo di riempimento e svuotamento.

La conseguenza è stata che, mentre gli oltre 25 ettari di terreno destinati alle casse sono rimasti inutilizzati, durante l’allerta rossa del 25 dicembre 2025 le comunità a valle hanno dovuto essere evacuate per il rischio idraulico e una storica azienda agricola ha rischiato nuovamente di essere allagata. La vicenda dell’azienda agricola “Profumi di Campo” è l’emblema di questo fallimento. L’azienda, che fino al 2023 possedeva 22 ettari di fiorenti frutteti oggi quasi interamente distrutti, ha visto non solo i propri campi, ma anche edifici aziendali, ripetutamente allagati con danni ingenti a strutture e attrezzature. Dopo che l’alluvione del maggio 2023 aveva distrutto una barriera di protezione, è sorto un contenzioso burocratico durato due anni per chiarire a chi spettasse la ricostruzione. La Regione ha chiarito che la struttura in questione era di proprietà privata e che i lavori di ripristino dovevano essere a carico dei proprietari. Ma il 25 dicembre 2025 il Comune di Castel Bolognese ha disposto la demolizione della barriera ricostruita a spese dell’azienda agricola, perché “ritenuta non conforme e ricostruita in maniera abusiva” nonostante le richieste di autorizzazione correttamente inviate come previsto dalla legge, causando un nuovo allagamento della proprietà con danni definiti “gravissimi”. La mancata realizzazione delle casse di espansione continua a scaricare il problema sulle aziende private, rischiando di allagare terreni coltivati e di causare danni irreparabili a chi opera investendo risorse proprie.

Mastacchi sollecita dunque anche un giusto risarcimento per i privati che hanno subito danni ingenti pur avendo investito risorse proprie per proteggere le proprie attività dalle alluvioni.

La risposta della Sottosegretaria Rontini ha evidenziato la sussistenza di un contenzioso in corso con dei privati per la mancata realizzazione di opere strutturali che consentirebbero il completamento dei lavori alle Casse di espansione in oggetto, così come del fatto che sono in corso analisi per valutare il comportamento delle piene per adeguare di conseguenza la configurazione dell’entrata in azione delle casse. Mastacchi replica facendo presente che la situazione di queste casse di espansione è un simbolo per quanto sta succedendo per altre nella Regione. “E quindi la domanda è, quante altre alluvioni dobbiamo attendere prima di arrivare alla definizione complessiva di questi sistemi? – chiede. “Perché, periodicamente, da una parte o dall’altra, queste situazioni si verificano. Quindi servirebbe avere la fotografia complessiva del nostro piano di investimenti e capire quali interventi sono programmati, quali parzialmente realizzati, quali casse funzionano realmente e danno garanzie. Bisogna attivarsi finalmente per far sì che queste strutture vadano a regime e per cercare così di attenuare l’ipotesi, molto sostenuta dalla Regione, degli allagamenti pianificati. Più riusciamo a mantenere bene i fiumi e ad attivare i sistemi di emergenza come questo, e meno andremo a mettere in pericolo territori che comunque sono territori di pregio, e ad alleviare le paure dei cittadini.” – conclude.

Di seguito il link per vedere il mio intervento in Aula:

https://assemblea-emr.concilium.tv/video/player/143/20260120121424/169600