Bologna, 19 novembre 2025 – L’adozione di una legge speciale nazionale, sul modello di quella utilizzata per la Torre di Pisa, per assicurare finanziamenti dedicati e un intervento più rapido ed efficace, è quanto propone per la Torre Garisenda il Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica con un’interrogazione ad hoc.
Le due torri, Asinelli e Garisenda, sono più di un monumento: sono il profilo inconfondibile di Bologna, un simbolo che definisce la città nel mondo. Da secoli si ergono fianco a fianco, ma oggi una delle due sorelle è in grave pericolo. Dal 2023, la Garisenda è sotto strettissima sorveglianza a causa di “movimenti anomali” che hanno allarmato tecnici e istituzioni, portando alla guida del team di esperti persino il professor Nunziante Squeglia, già protagonista del salvataggio della Torre di Pisa. Ma la diagnosi strutturale definitiva sulla Garisenda non è ancora stata formulata. Il punto più critico, che emerge con chiarezza dai documenti istituzionali, è che la possibilità di un crollo non è un’ipotesi remota o superata. È un rischio attuale e concreto e l’emergenza è diventata palese con la dichiarazione del “codice rosso” e l’immediata chiusura di tutta l’area circostante. Il Comune di Bologna ha ufficialmente rinunciato a 5 milioni di euro provenienti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che erano stati destinati proprio alla Garisenda a causa delle rigide tempistiche del Piano. Il PNRR impone la conclusione di tutti i lavori entro il 2026, una scadenza giudicata “incompatibile con la complessità dell’intervento” richiesto dalla torre. Di fronte a questa impossibilità, la Giunta ha chiesto al Governo di sostituire quei fondi con altre risorse statali, non vincolate da scadenze così strette. Inoltre, le limitazioni alla mobilità nel cuore del centro storico, il calo dell’attrattività di una delle aree più iconiche d’Italia e le difficoltà operative per le attività economiche locali stanno avendo un impatto devastante. Non si tratta solo di disagi, ma di una vera e propria minaccia alla sostenibilità economica e sociale del centro. Una emorragia sociale ed economica che dimostra come gli strumenti ordinari non siano all’altezza della crisi. Serve un cambio di paradigma. Esiste uno strumento normativo potente, già testato con successo in un caso straordinariamente simile: una legge speciale nazionale. Questo approccio è stato il cardine del salvataggio della Torre di Pisa, un altro simbolo italiano che il mondo ha rischiato di perdere. In un’interrogazione formale alla Giunta, il consigliere Marco Mastacchi ha esortato a promuovere una “legge speciale” per la Garisenda, sul modello di quella pisana. Una tale legge trasformerebbe la gestione della crisi, offrendo benefici concreti e decisivi: accelerare i tempi di intervento, garantire fondi dedicati e stabili, istituire un Comitato Scientifico Nazionale, rafforzare la trasparenza e la comunicazione pubblica, tutelare le attività economiche e culturali dell’area, prevedendo misure di sostegno e indennizzo che un’amministrazione locale da sola non può garantire. La crisi della Garisenda, pertanto, non è solo una questione tecnica o finanziaria: è un banco di prova per l’effettività dell’articolo 9 della nostra Costituzione che affida la tutela del patrimonio storico e monumentale alla responsabilità condivisa tra gli enti locali e lo Stato centrale. Affrontarla con strumenti inadeguati non significa solo rischiare il crollo di un monumento, ma abdicare a un principio fondante della Repubblica.
