Dalle montagne dell’Appennino al cuore pulsante dell’Amazzonia
Bologna 2 ottobre 2025 – La traiettoria di vita di Padre Paolino Baldassarri non è solo un viaggio di migliaia di chilometri, ma la storia di un eroe silenzioso che ha unito due mondi, anticipando di decenni i temi più urgenti del nostro tempo. Missionario emiliano, ha dedicato oltre sessant’anni della sua vita alla difesa dei più deboli e della foresta. La sua storia è una potente lezione di giustizia sociale e ambientale e un modello operativo per il presente. Un’interrogazione del Consigliere Marco Mastacchi, di Rete Civica esorta la Giunta a promuovere iniziative per celebrare ufficialmente la figura di Padre Paolino in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa e del centenario della sua nascita.
L’eredità di Padre Paolino continua a crescere anche dopo la sua scomparsa nel 2016. La sua straordinaria testimonianza di vita ha lasciato un segno così profondo che nel 2022 è stato ufficialmente avviato il suo processo di beatificazione presso il Vaticano e se tutto va bene potrebbe essere riconosciuto come il “primo santo dell’Amazzonia”. Un riconoscimento spirituale che si affianca a quello terreno, con la candidatura al Premio Nobel per la Pace. Ma prima ancora, Loiano, il suo paese natale, gli aveva intitolato, mentre era ancora in vita, la scuola media. Un tributo raro che testimonia l’impatto della sua figura anche a migliaia di chilometri di distanza.
L’impegno di Padre Paolino, oltre che spirituale era sul campo, tra le comunità indigene sparse lungo i fiumi dell’Acre, che imparò a curare usando le conoscenze apprese direttamente dalla natura e dalle tradizioni locali. Divenne un punto di riferimento sanitario, guadagnandosi il soprannome di “medico della foresta”, arrivando a pubblicare un libro sulle piante medicinali della regione e a ricevere la laurea in medicina honoris causa. Quando parlare di ecologia non era ancora di moda, praticava e predicava un concetto che oggi chiameremmo “ecologia integrale”: l’idea che la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente siano due facce della stessa medaglia. Con decenni di anticipo sulla sensibilità globale, si oppose con coraggio al disboscamento illegale, difendendo strenuamente i diritti dei seringueiros (i raccoglitori di caucciù) e delle comunità indigene, i primi a subire le conseguenze della distruzione della foresta. Capì che l’emancipazione passava dall’istruzione e dall’indipendenza economica. Per questo si rimboccò le maniche e costruì, letteralmente dal nulla, oltre 40 scuole in aree di difficilissimo accesso. Fondò cooperative per sostenere l’economia locale e promosse attivamente l’alfabetizzazione, diventando un baluardo contro l’analfabetismo e le ingiustizie sociali che ne derivavano. Il suo lavoro ha dato a intere generazioni gli strumenti per costruire un futuro migliore. Ma difendere gli ultimi e la foresta significava dichiarare guerra a interessi economici spietati, e il prezzo era un pericolo quotidiano che affrontava rifiutando scorte di qualsiasi tipo per non mettere in pericolo altri.
Ha dimostrato sul campo che la difesa del pianeta e quella della dignità umana non sono battaglie separate, ma un’unica, indivisibile missione. La sua è l’eredità di un uomo che ha mostrato come il coraggio, l’umiltà e la dedizione possano davvero fare la differenza.
