Al momento stai visualizzando I DRONI DEI VOLONTARI RIVOLUZIONANO LA PROTEZIONE CIVILE

Le istituzioni li riconoscano e creino un quadro operativo più moderno e efficiente

Bologna 1 ottobre 2025 – I droni, nelle mani di volontari competenti e organizzati, non sono più una promessa per il futuro, ma una solida realtà del presente della Protezione Civile. Questa tecnologia sta già rendendo il nostro territorio più sicuro e la risposta alle emergenze più efficace. Un’interrogazione al Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna del Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica, riconosce e valorizza il ruolo dell’associazione Rescue Drones Network OdV (RDN), una rete di volontari, specializzati nell’uso dei droni (APR), che dal 2020 ha una sezione regionale e che mette a disposizione i propri droni e le proprie competenze per supportare la Protezione Civile, e chiede alla Regione che questo movimento innovativo venga riconosciuto e strutturato. È indubbio che questi volontari stanno cambiando le regole del gioco nella gestione delle emergenze. Quando una persona scompare, ad esempio, e ogni minuto è prezioso, i droni si sono rivelati strumenti straordinari per accelerare e potenziare le operazioni di ricerca e soccorso (SAR – Search and Rescue). Queste tecnologie aumentano drasticamente le probabilità di successo, specialmente in aree impervie o in condizioni di scarsa visibilità. Dopo un terremoto o un’alluvione, una delle prime necessità è capire l’entità dei danni. Ma come si può valutare lo stato di un edificio pericolante senza mettere a rischio la vita dei soccorritori? Ancora una volta, i droni offrono la soluzione. Ancora più impressionante è la capacità di effettuare rilievi interni di edifici pericolanti. I droni possono volare all’interno di strutture danneggiate, fornendo in sicurezza ai tecnici e ai vigili del fuoco immagini e dati cruciali sulla stabilità strutturale. Anche in questo caso, è la prontezza e la specializzazione della rete di volontariato a offrire soluzioni che anticipano le risposte istituzionali. L’innovazione non sostituisce le competenze tradizionali, ma le potenzia e un esempio perfetto è la collaborazione che è stata recentemente avviata tra la Rescue Drones Network e altre realtà, in particolare le unità cinofile K9 dei Cinofili di Sassuolo. L’obiettivo è creare protocolli di intervento univoci che integrino le capacità dei due mondi. Questa alleanza non è solo un’ottimizzazione tattica; è un cambio culturale, una vera innovazione che crea un linguaggio comune tra competenze diverse per un obiettivo condiviso.  Il contributo più innovativo dei droni non è solo nella risposta a un disastro già avvenuto, ma nella capacità di prevenirlo. L’approccio di associazioni come RDN è sempre più proattivo: monitorare le fragilità del territorio per anticipare le crisi. Questo significa usare i droni come sentinelle instancabili per sorvegliare punti critici. È in fase di studio un progetto, richiesto dall’Unione dei Comuni del Sorbara, per il presidio degli argini dei fiumi Secchia e Panaro, utilizzando droni e fotogrammetria (la tecnologia che permette di creare modelli 3D e mappe partendo da fotografie) per supportare il personale a terra. Recentemente, su richiesta del Comune di Ravenna e in collaborazione con l’associazione locale AARI CB Lugo, sono già stati mappati circa 25 km di argine del fiume Santerno, un’attività cruciale per il controllo idrogeologico. È in definizione un progetto per il censimento delle frane nel territorio dell’Appennino bolognese, per avere un quadro sempre aggiornato dei rischi. RDN ha ora avanzato la proposta di costituire un tavolo tecnico regionale per coordinare tutte le associazioni che usano i droni. L’obiettivo è ambizioso: definire un protocollo unico di ingaggio per garantire che chiunque abbia bisogno di questo supporto tecnologico possa attivarlo in modo rapido, standardizzato e sicuro. Mastacchi solleva l’opportunità di istituire questo tavolo tecnico regionale e definire un protocollo unico di intervento. Infine, chiede se la Giunta regionale intenda sostenere progetti pilota analoghi a quelli già avviati per il monitoraggio delle fragilità territoriali, estendendo tali sperimentazioni ad altri contesti critici.