Bologna 19 giugno 2025 – Un’interpellanza presentata alla Regione Emilia-Romagna dal Consigliere di Rete Civica Marco Mastacchi, si concentra sulla regolamentazione dell’installazione di impianti fotovoltaici, specialmente in relazione alla salvaguardia del suolo agricolo. Mastacchi sottolinea la necessità di privilegiare l’installazione su superfici già urbanizzate come tetti e aree dismesse, proponendo un principio di progressività che subordini l’uso del suolo agricolo al raggiungimento di una soglia minima di copertura fotovoltaica su edifici esistenti. L’obiettivo è evitare la diffusione indiscriminata di impianti a terra che potrebbero compromettere l’equilibrio ambientale e produttivo del territorio rurale, promuovendo al contempo lo sviluppo delle energie rinnovabili.
La Regione Emilia-Romagna ha costantemente ribadito il suo impegno a promuovere una “transizione energetica equa, sostenibile e rispettosa del territorio”, in linea con gli obiettivi del Patto per il Lavoro e per il Clima. Un impegno che si è tradotto in specifiche delibere regionali (DGR n. 693 del 22 aprile 2024) sull’approvazione dei criteri per l’individuazione delle aree interessate da coltivazioni agricole certificate per la localizzazione di impianti fotovoltaici con l’obiettivo di “evitare nuovo consumo di suolo e salvaguardare le produzioni agricole di qualità regolamentata.”) e la DGR n. 717 del 12 maggio 2025, che ha rafforzato l’orientamento della Regione verso una pianificazione energetica integrata che consideri la “tutela del paesaggio, della biodiversità e della funzione produttiva del suolo agricolo.” Una recente sentenza del TAR del Lazio ha però creato incertezza e la necessità di riadeguare le normative regionali. Il Presidente della Regione, con comunicazione del 21 maggio 2025, ha informato l’Assemblea Legislativa della sospensione dell’iter di approvazione del progetto di legge regionale in materia, in attesa delle nuove determinazioni ministeriali. In assenza di un indirizzo normativo chiaro, esiste il rischio di “una diffusione indiscriminata degli impianti fotovoltaici a terra, con effetti potenzialmente irreversibili sull’equilibrio ambientale e produttivo del territorio rurale. L’installazione di pannelli a terra, sebbene non comporti cementificazione, è considerata una forma di consumo di suolo in quanto “sottrae superficie coltivabile e altera l’equilibrio ecosistemico e paesaggistico. Inoltre, Il divario economico tra la redditività dell’attività agricola e la capacità di investimento dell’industria fotovoltaica è tale da generare una pressione distorsiva sul mercato fondiario, paragonabile – per impatto – al confronto tra una Ferrari e una Fiat 500. Uno squilibrio che rischia di compromettere la sostenibilità del sistema agroalimentare regionale. La pianificazione regionale deve basarsi su una gerarchia razionale degli usi del suolo: privilegiare tetti, capannoni, stalle, parcheggi e aree dismesse. L’uso del suolo agricolo deve avvenire solo in seguito e con grande cautela. Perciò viene proposta l’introduzione di un principio di progressività nell’autorizzazione degli impianti a terra, in modo che l’installazione su suolo agricolo sia consentita solo dopo il raggiungimento di una soglia minima del 60% di copertura fotovoltaica su tetti, coperture di edifici, capannoni, stalle, parcheggi e aree degradate. È inoltre fondamentale rimuovere gli ostacoli normativi e rafforzare gli strumenti di incentivazione economica e semplificazione procedurale per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti, anche in assenza di autoconsumo diretto. Su questi punti Mastacchi chiede con l’atto presentato, l’impegno della Giunta e della Regione, con l’obiettivo di bilanciare la transizione energetica con la salvaguardia del territorio agricolo e del paesaggio.
