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Emilia-Romagna progettualità per il contrasto alla siccità

Bologna 30 agosto 2021 – Gli eventi climatici estremi fanno ormai parte del nostro vivere quotidiano. L’Agenzia Ambientale Europea (AEA) ha recentemente diffuso un report (https://www.reteclima.it/cambiamenti-climatici-italiaed-europa-10-principali-rischi-climatici) in cui presenta le 10 categorie di eventi meteorologici e climatici estremi che rappresentano i maggiori rischi naturali in Europa: ondate di calore, piogge torrenziali, straripamento di corsi d’acqua, tempeste di vento, frane, siccità, incendi boschivi, valanghe, grandinate e mareggiate. Tutte evenienze che hanno purtroppo contrassegnato la nostra estate negli ultimi anni e in particolare in quella ancora in corso.  Garantire il Deflusso Minimo Vitale dei corsi d’acqua risulta sempre più complicato ed è a rischio la salvaguardia di parchi e oasi protette in tutta la Regione (Oasi del reggiano, Parco del Delta del Po, etc.)

A livello locale, i più recenti studi climatici di scala regionale concordano nell’indicare tra le principali problematiche connesse agli assetti fluviali le seguenti prospettive: a) una riduzione generalizzata della precipitazione media, con l’eccezione delle Alpi in inverno, b) un aumento nella frequenza di eventi meteorici estremi, c) un incremento della temperatura media. La combinazione di questi fattori climatici avrebbe come conseguenza un’accelerazione del ciclo idrologico, legata all’intensificarsi degli scambi suolo-atmosfera, che si manifesta, tra l’altro, in una maggiore variabilità delle portate fluviali e un incremento nella frequenza di eventi estremi quali piene e magre.

Il possibile clima futuro dell’Emilia-Romagna si configura con le seguenti caratteristiche: 

Ulteriore aumento delle temperature (massime, minime e medie) /Aumento dell’intensità e della durata delle “ondate di calore”/ Diminuzione del numero di giorni di gelo (ma non delle gelate più dannose) /Diminuzione delle precipitazioni medie /Aumento delle intensità delle precipitazioni durante gli eventi intensi / Aumento delle probabilità di periodi siccitosi lunghi.

Le possibili conseguenze: 

Crescita della pressione antropica sulle risorse idriche, in particolar modo sull’uso e sulla gestione /Aumento del rischio di alluvioni e inondazioni /Deterioramento dei suoli e aumento del rischio di desertificazione /Aumento del livello del mare che comporterà maggiori rischi per le zone costiere europee del Mediterraneo. Si potrà verificare: l’erosione delle spiagge basse e delle spiagge ottenute con opere di difesa costiera, la perdita di zone umide alla foce dei fiumi, l’invasione d’acqua salata nelle falde costiere di acqua dolce, con conseguenze sull’agricoltura e sulla disponibilità di acqua dolce. E a questo proposito e per quanto riguarda i fiumi regionali andrebbe oggi considerato, a livello di qualità ambientale, anche il riconosciuto legame con la significativa intrusione salina che si registra ampiamente nell’asta terminale e nei terreni circostanti. Il fenomeno è incrementato nel periodo estivo, in cui la siccità e i prelievi di acqua dai fiumi per l’irrigazione (a monte) diminuiscono la portata dei corsi d’acqua, con conseguenze ovvie in termini negativi sullo stato ecologico complessivo.

Qualunque sia la nostra posizione in merito, la tendenza attuale del clima, che probabilmente non cambierà nel breve periodo, è dunque quella di avere temperature maggiori, quindi minore apporto di precipitazioni nevose, diminuzione dell’apporto delle superfici glaciali, cambiamento della tipologia degli eventi di pioggia.

Come enfatizzato nel report del 2007 della International Commission on Large Dams, il ruolo cruciale svolto dalle dighe nella storia dell’uomo continuerà anche durante il XXI secolo, giacché la gestione dell’acqua diverrà sempre più difficile a causa del cambiamento climatico (sempre più irregolare) e della crescita della popolazione mondiale (che determina la crescita della domanda di acqua).

L’edificazione di sbarramenti e dighe è un uso antico che risponde ad esigenze comuni di irrigazione, controllo delle acque e produzione energetica. Sono conosciute da molte migliaia di anni, furono costruite dalle prime civiltà nell’antica Cina, Mesopotamia, Persia, Egitto e India e, così come gli argini (lunghi muri di terra) sono anche usati per difendere gli habitat e le terre dalle alluvioni dei fiumi, vale a dire per la riduzione del rischio da catastrofi.  Sono parte normale del paesaggio antropizzato di tutti i continenti. Si tratta di barriere artificiali che possono contenere acqua o qualsiasi altro liquido allo scopo di immagazzinare o controllare l’acqua. Oltre al loro ruolo tradizionale nell’irrigazione, le dighe apportano grandi benefici all’umanità in settori importanti quali:

Approvvigionamento idrico per uso domestico e industriale
È necessaria una fonte sufficiente di acqua per sostenere la civiltà esistente e la crescita futura. Le dighe contribuiscono in modo significativo a soddisfare le nostre richieste di questo elemento. Sono anzi necessarie per immagazzinare l’acqua e quindi garantire la fornitura nei periodi di carenza d’acqua, evitando l’esaurimento delle falde acquifere.

Domanda agricola per irrigazione e approvvigionamento alimentare 
“Il cibo cresce dove scorre l’acqua” è un detto ben noto in molte regioni del mondo, e se le acque sono buone anche il cibo lo sarà. Secondo le stime, l’80% di produzione alimentare aggiuntiva dovrà provenire, entro il 2025, da terreni irrigati.

Controllo delle alluvioni
Dighe e bacini possono essere utilizzati efficacemente per regolare i livelli dei fiumi e le inondazioni a valle della diga, immagazzinando temporaneamente l’acqua in eccesso che potrebbe determinare l’inondazione e rilasciandola in seguito in modo regimentato. 

Energia idroelettrica
L’acqua è stata utilizzata fin dall’antichità per azionare ruote idrauliche per vari processi meccanici, utilizzata nei mulini per la macinazione del grano e del mais, il taglio del legno o il funzionamento di stabilimenti tessili e cartari ad esempio. Dalla metà del XIX secolo, per la prima volta l’energia idrica fu utilizzata per produrre energia elettrica. Poiché l’acqua è una risorsa, l’energia idroelettrica è una fonte di elettricità rinnovabile e ampiamente utilizzata, è la regina delle fonti alternative in quanto disponibile quando serve. Ciò che è molto importante, è una fonte pulita di energia, in quanto non comporta la combustione di carburante che può inquinare l’ambiente.

Altre finalità
Attività ricreative, miglioramento della navigazione, allevamento di pesci. 

La sicurezza delle dighe allo stato attuale delle conoscenze e dopo secoli di storia è a livelli mai raggiunti prima e di fatto sono il mancato controllo o l’incuria del territorio da parte dell’uomo le maggiori cause di danni.  La storia delle costruzioni di dighe, lunga alcune migliaia di anni, ha dimostrato come la sicurezza sia la base della sostenibilità.

La previsione di alluvioni è più fattibile, in quanto il monitoraggio dei parametri meteorologici (compresi i dati relativi a precipitazioni, temperatura, manto nevoso) consente il calcolo della portata di deflusso. Anche la pericolosità di frana può essere monitorata attraverso sistemi tecnologici moderni, inoltre oggi il progetto di una diga deve prevedere il consolidamento dei movimenti franosi presenti sui versanti. È possibile inoltre calcolare in modo più preciso lo scenario di allagamento spazio-temporale utilizzando dettagliate mappe digitali di elevazione (DEM è l’acronimo inglese). Una mappa di modellizzazione delle alluvioni mostra l’altezza e la velocità dell’onda di piena e la dinamica della piena nel dominio del tempo.

E per l’agricoltura italiana ormai sono imprescindibili.  In alcune circostanze recenti il problema si è manifestato nella sua gravità. Nell’inverno 2016 si è temuto molto per l’agricoltura dell’Emilia Romagna quando la siccità invernale ha prosciugato gli invasi. Mentre le ultime estati hanno creato problemi sia di siccità che di alluvioni improvvise. 

La Direttiva 2007/60/CE (Direttiva Alluvioni) è una direttiva dell’Unione Europea il cui scopo è quello di istituire un quadro europeo per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni e per ridurre le conseguenze negative connesse per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche. Promuove un approccio specifico per la gestione dei rischi di alluvioni e un’azione concreta e coordinata a livello comunitario. Con il decreto legislativo n. 49 del 2010, l’Italia ha recepito la Direttiva Europea e si è impegnata a predisporre un quadro delle PERICOLOSITÀ E DEL RISCHIO ALLUVIONALE e di redigere un adeguato piano di gestione per contenerne i danni. Regioni e autorità di bacino di rilievo nazionale sono gli enti preposti a rispondere agli obblighi previsti dalla normativa. 

Da tutti gli elementi sopra esposti emerge la necessità di un piano invasi che prenda in esame quelli esistenti e abbandonati o semiabbandonati per riattivarli e consideri la realizzazione di nuovi, che possano garantire la produzione di energia a minor costo e più pulita, che mettano in salvo la nostra agricoltura e la nostra salute utilizzando acque pulite e non inquinate da microplastiche come quelle prese dal Po e attualmente utilizzate in molti terreni per irrigare, che contribuiscano alla salvaguardia delle numerose oasi e parchi naturali che tanto facciamo per istituire a tutela della natura ma che quando non c’è acqua vanno in sofferenza a danno di flora e fauna. 

La Diga di Castrola sul Limentra, l’invaso di Armorano sul Baganza, l’invaso sul Rio Restana in Val Nure e naturalmente la Diga di Vetto. E poi i piccoli invasi inattivi sul Lago di Bellano e di Lago Verde sono solo alcuni esempi. 

Per alcuni di essi (Castrola e Vetto) è quasi imbarazzante pensare da quanto se ne parli. La prima esecuzione della Diga di Castrola, già approvata e finanziata, fu interrotta a causa della Guerra d’Etiopia, nel 1935, sulla quale furono dirottati i fondi destinati alla Diga. Da allora e fino ad oggi l’altalena dei si/no non ha trovato ancora una soluzione. 

“…Il fatto è che, oramai, viviamo in una cultura che ha eliminato il concetto di giorno e notte e quello di stagioni, teniamo le luci accese anche nelle stanze vuote ed illuminiamo anche i parchi chiusi di notte, pretendiamo di avere eternamente 22 gradi ovunque e che non piova mai ma, contemporaneamente, non manchi mai l’acqua. ….Questo vuol dire, temperature medie in aumento, prolungate siccità, rovesci di pioggia brevi ed intensi, a volte catastrofici. Quell’alternanza di siccità ed inondazioni che sta diventando ormai una consuetudine che è destinata ad aggravarsi. …Si tratta di rispolverare progetti abbandonati di invasi che la conservino [l’acqua n.d.r.] il più possibile in quota per poi erogarla quando è necessario….Non c’è molto tempo da perdere, nel settembre scorso abbiamo rischiato i turni nell’erogazione dell’acqua, in novembre la secca del Navile ha provocato la moria dei pesci, nell’estate prossima l’acqua ad ore potrebbe diventare realtà anche nella nostra Regione, e non possiamo contare sul Pò che non ha problemi molto diversi dai nostri fiumi appenninici.”

(Paolo Serra L’Unità 12 febbraio 2012)

Della Diga di Vetto si continua a discutere ed è oggetto di continue interrogazioni in Assemblea Legislativa e articoli sulla stampa locale. 

Il Consigliere Mastacchi da tempo richiama l’attenzione della Giunta su queste questioni. Al Progetto di Legge Regionale sulle derivazioni di grandi concessioni è abbinato quello presentato da Rete Civica. Sue interrogazioni su questo tema vengono costantemente presentate all’Assemblea Legislativa e alla Giunta Regionale. 

“I cambiamenti climatici non hanno, ahimè, i tempi della politica e della burocrazia. Speriamo non si chiudano le stalle quando i buoi sono già fuggiti.”