Bologna, 19 dicembre 2025 – Una risoluzione che affronta l’urgenza di una nuova strategia per la sicurezza idraulica in Emilia-Romagna, evidenziata dalle recenti e devastanti alluvioni, è stata presentata dal Consigliere Marco Mastacchi di Rete Civica alla Giunta regionale. Il documento sottolinea la necessità di passare da una gestione emergenziale a una prevenzione strutturale sistematica, trattando i corsi d’acqua come vere e proprie infrastrutture tecnologiche.
Un punto centrale della risoluzione riguarda l’importanza di pianificare gli interventi da valle verso monte per evitare pericolosi accumuli d’acqua che aggravano il rischio di esondazione. Di fronte alle alluvioni che hanno colpito il nostro territorio, la reazione istintiva è stata concentrarsi sull’emergenza: i danni, i soccorsi, la conta delle perdite. I titoli dei giornali e le discussioni pubbliche si focalizzano, giustamente, sulla risposta immediata alla crisi. Ma una volta che l’acqua si ritira, restano le domande più difficili, quelle che non finiscono in prima pagina e le lezioni più critiche sono nascoste nell’analisi tecnica e politica di perché certi disastri accadono e continuano ad accadere. Per gestire l’acqua, bisogna pensare al contrario e rovesciare dunque la logica degli interventi. Siamo abituati a pensare che l’acqua scorra “da monte a valle”, e questo è corretto per calcolarne la portata. Tuttavia, quando si tratta di pianificare la manutenzione e gli interventi per la messa in sicurezza, la logica deve essere completamente ribaltata: si deve procedere “da valle verso monte”. Immaginiamo un fiume come un tubo. Se puliamo e allarghiamo solo la parte iniziale del tubo (a monte) senza assicurarci che la parte finale (a valle) sia libera da ostruzioni, creiamo un pericoloso “tappo”. L’acqua, accelerata nel primo tratto, si scontrerà violentemente con l’ostacolo a valle, aumentando esponenzialmente il rischio di esondazione proprio dove non ce lo aspettiamo. Questo principio fondamentale ci insegna che gli interventi isolati, “a macchia di leopardo”, non solo sono inefficaci, ma possono aggravare attivamente il pericolo, trasformando una soluzione parziale in un problema più grande. Sono lezioni che dobbiamo imparare per smettere di rincorrere le crisi e iniziare, finalmente, a prevenirle. Viene suggerito l’impiego di strumenti digitali avanzati, come droni e mappature GIS, per monitorare costantemente lo stato dei canali e degli argini. Un’infrastruttura critica richiede monitoraggio costante, manutenzione programmata e standard di sicurezza elevati. Smettere di vederli solo come “natura” e iniziare a trattarli per quello che sono – il primo baluardo contro il rischio idrogeologico – è un passo culturale essenziale per garantire la sicurezza delle nostre comunità. In tempi di risorse scarse, la manutenzione del territorio è spesso una delle prime voci di spesa a essere tagliate. Ma ogni euro risparmiato oggi sulla manutenzione si traduce in milioni di danni domani. Trascurare la pulizia dei canali, il consolidamento degli argini e il monitoraggio delle infrastrutture idrauliche non è un risparmio, ma un debito che accumuliamo verso il futuro. Mastacchi promuove infine la creazione di un patto di trasparenza con i cittadini e una collaborazione più stretta tra enti pubblici per garantire la resilienza del territorio contro i cambiamenti climatici. La sicurezza è un patto, non solo un piano d’emergenza. Le soluzioni tecniche da sole non bastano. La sicurezza del territorio dipende tanto dalle persone e dalle istituzioni quanto dal cemento e dalle opere di ingegneria. Per questo, il documento non si limita a chiedere interventi, ma invoca la trasformazione del coordinamento istituzionale esistente in un “Patto operativo permanente per la sicurezza idraulica”. Questo patto deve coinvolgere tutti: Regione, enti locali, Consorzi di Bonifica, Autorità di Bacino e Protezione Civile. Ma l’elemento più innovativo è la richiesta di consolidare un “patto di corresponsabilità” tra le istituzioni e le comunità locali. La sicurezza non è qualcosa che viene calato dall’alto, ma un bene comune che si costruisce insieme, attraverso la consapevolezza condivisa dei rischi e una cultura della prevenzione che coinvolga attivamente i cittadini.
